Ikea Circular Living: economia circolare per l’industria dell’arredamento

Il progetto Circular Living di Ikea.

Quando un gigante come Ikea, leader mondiale nel settore dell’arredamento, con un fatturato annuo di oltre 30 miliardi di euro, decide di rivoluzionare il suo modello economico in favore dell’economia circolare, è davvero il segno che i tempi stanno cambiando. Circular Living è il progetto di Ikea a favore dell’economia circolare. Una rivoluzione nell’industria dell’arredamento e un passo quanto meno audace, per non dire rischioso, considerando che gli esperimenti su questo modello di economia alternativa sono ancora in fase embrionale nel resto del mondo e solo su piccola scala; in aggiunta nessun altro competitor o grande azienda sta anche lontanamente pensando di investire in questa direzione.

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Ikea Circular Living: economia circolare per l’industria dell’arredamento

Il progetto Circular Living di Ikea.

Quando un gigante come Ikea, leader mondiale nel settore dell’arredamento, con un fatturato annuo di oltre 30 miliardi di euro, decide di rivoluzionare il suo modello economico in favore dell’economia circolare, è davvero il segno che i tempi stanno cambiando. Circular Living è il progetto di Ikea a favore dell’economia circolare. Una rivoluzione nell’industria dell’arredamento e un passo quanto meno audace, per non dire rischioso, considerando che gli esperimenti su questo modello di economia alternativa sono ancora in fase embrionale nel resto del mondo e solo su piccola scala; in aggiunta nessun altro competitor o grande azienda sta anche lontanamente pensando di investire in questa direzione.

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Cities4Forest: nasce la coalizione tra città e foreste

La coalizione tra città e foreste di Cities4forest.

Durante l’ultimo Global Climate Action Summit (Vertice sui cambiamenti climatici) tenutosi a San Francisco dal 12 al 14 Settembre di quest’anno, 45 città hanno creato, per la prima volta nella storia, la coalizione Cities4Forests per istituire un gemellaggio tra città e foreste. I sindaci delle rispettive città, consapevoli dei vantaggi che deriveranno da tale proficua collaborazione, si impegnano a proteggere le foreste, le quali in cambio aiuteranno le città a raggiungere i propri obiettivi di sostenibilità (e non solo).

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Orizzonte 2030, Piano d’azione verde per le PMI europee

Il Piano d'azione verde per le PMI europee

A distanza di quattro anni dal suo lancio sono ancora pochi i beneficiari – Piccole medie imprese (PMI) e liberi professionisti – a conoscere il Piano d’azione verde della UE per trasformare le sfide ambientali in opportunità di business, attraverso una serie di facilitazioni tecniche e finanziarie. Dato che finora, i risultati conseguiti nell’ecoinnovazione, uso più efficiente delle risorse, sono abbastanza limitati pensiamo sia utile riassumerlo in vista dell’uscita dei prossimi bandi di finanziamento

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First2Run: progetto europeo per promuovere un’economia sostenibile

Il progetto First2Run per un'economia sostenibile

First2Run è un progetto europeo che intende affermare un nuovo modello industriale basato su una produzione sostenibile su larga scala, sia in ambito agricolo che industriale. First2Run è nato nel 2015, coordinato dall’azienda italiana Novamont, leader nella ricerca sulla bioplastica e sui biochemicals, e finanziato dalla Bio-Based Industries Joint Undertaking, partnership tra Unione Europea e il consorzio delle industrie bio-based.

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Rigenerazione urbana: la Puglia stanzia 109 milioni di euro

Dal 19 al 27 Aprile scorso, nei sei capoluoghi di provincia pugliesi, durante una serie di incontri l’assessore regionale Anna Maria Curcuruto ha condiviso e informato tecnici e amministratori comunali sul bando di prossima approvazione sulla Rigenerazione Urbana, con cui la Puglia si prepara a destinare 109 milioni a progetti legati a questa tipologia di interventi.

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Finanziamenti BEI per i giovani imprenditori. Come ottenerli e quali garanzie?

La Jobs for Youth è pubblicizzata in internet come una delle linee di finanziamento agevolato attualmente attiva messa a disposizione dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI) delle imprese già avviate, o start-up innovative, con una somma complessiva di 500 milioni di euro per favorire i giovani imprenditori e l’occupazione giovanile. Vediamo brevemente le caratteristiche dello strumento finanziario, quali banche e istituti di credito cooperativo regionali sono accreditati dalla BEI per l’erogazione del finanziamento e, infine, quali requisiti sono richiesti per ottenerlo.

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Aiuti di Stato: come accedere ai finanziamenti in materia di energia e ambiente

Recentemente, molte camere di commercio hanno messo a disposizione un vademecum per orientare, sia le pubbliche amministrazioni che i beneficiari, sull’offerta e le modalità di accesso ai finanziamenti mirati al rilancio dei settori in crisi in linea con la Strategia Europa 2020. Vedremo brevemente la definizione di Aiuti di Stato, a chi sono destinati e come accedervi in particolare per i settori dell’energia e tutela ambientale.

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Cosa sono gli Aiuti di Stato (State Aid)

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Innanzitutto, ricordiamo che la politica in tema di aiuti, la c.d. SAM (EU State Aid Modernisation), si prefigge tre obiettivi principali in linea con la strategia “Europa 2020” che riassumiamo:

  1. Rafforzare una crescita sostenibile e intelligente in un mercato interno competitivo;
  2. Focalizzare il ruolo della Commissione europea (CE) sulla valutazione ex ante degli aiuti col maggior impatto sul mercato interno e incrementare il ruolo degli Stati membri nel controllo degli aiuti concessi ai sensi di “de minimis” e dei regolamenti di esenzione;
  3. Semplificare le regole per velocizzare il processo decisionale.

Per quanto riguarda l’ordinamento italiano, novità significative sono contenute nella L.234/2012, entrata in vigore nel 2013. La disciplina comunitaria riguardo allo State Aid (artt.107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’UE) ha tra i suoi principali obiettivi quello di garantire la libera concorrenza e quindi di favorire lo sviluppo del grande “Mercato Unico Europeo”, stimolando la crescita equa delle Piccole Medie Imprese (PMI) rispetto a quelle grandi.

In generale, per Aiuto di Stato s’intende un’agevolazione concessa dallo Stato (senza un corrispettivo, al lordo di imposte e altri oneri), a un numero determinato di soggetti economici (beneficiari).

L’aiuto economico, come vedremo, può assumere forme molto diverse tra loro, ad esempio:

  • un contributo a fondo perduto,
  • un finanziamento a tasso agevolato,
  • uno sconto sul valore di un immobile pubblico venduto,
  • un’esenzione da imposte o tasse,
  • un investimento con capitali di rischio pubblici,
  • un incentivo.

Gli aiuti devono essere compatibili con il mercato interno per ovviare distorsioni nella competitività. Pertanto, la CE ritiene compatibili solo gli aiuti che rispettano ciascuno dei seguenti criteri:

  1. Contribuzione a finalità di interesse comune;
  2. Necessità dell’intervento statale;
  3. Appropriatezza della misura;
  4. Proporzionalità;
  5. Trasparenza dell’aiuto;
  6. Assenza di rilevanti effetti negativi sulla concorrenza e sugli scambi commerciali fra i paesi membri.

In sintesi, distinguiamo tre diversi tipi di aiuti:

  • a finalità regionale,
  • settoriali,
  • orizzontali. 

Di seguito, ci limiteremo ad approfondire il tema degli Aiuti di Stato settoriali nei quali sono compresi gli aiuti all’energia e alla tutela dell’ambiente, mentre per le categorie di tipo orizzontale rimandiamo al Regolamento n. 733/2013 del 22 luglio 2013 e al vademecum sugli aiuti di Stato.

Aiuti di Stato in materia di energia e tutela ambientale

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Le linee guida (Regolamento n. 651/2014 della CE, del 17 giugno 2014 e dalla Comunicazione della CE sulla disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia 2014-20) in materia di aiuti ai settori dell’ambiente e dell’energia, entrate in vigore dal 1 luglio 2014, stabiliscono nuove regole per gli aiuti alle fonti di energia rinnovabili e delineano, per la prima volta, le condizioni per il sostegno agli investimenti infrastrutturali e ai progetti che assicurano adeguate capacità di generazione.

Le novità introdotte sono tese a minimizzare le distorsioni del mercato e ad aiutare gli Stati membri a raggiungere obiettivi comuni come la sicurezza degli approvvigionamenti e il progresso nella lotta contro il cambiamento climatico. Per la prima volta, la Commissione europea ha deciso di adottare orientamenti che supportano il settore energetico nel suo complesso e non riguardano unicamente le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica.

Definizioni chiave delle linee guida sugli Aiuti di Stato nei settori energia e ambiente

Riportiamo alcune definizioni chiave contenute nelle menzionate linee guida:

“Tutela ambientale o tutela dell’ambiente: qualsiasi azione volta a porre rimedio, o a prevenire un danno, o a promuovere un uso più razionale delle risorse naturali, ivi inclusi le misure di risparmio energetico e l’impiego di fonti di energia rinnovabili.

Efficienza energetica: la quantità di energia risparmiata determinata mediante una misurazione e/o una stima del consumo prima e dopo l’attuazione di una misura volta al miglioramento dell’efficienza energetica, assicurando nel contempo la normalizzazione delle condizioni che influiscono sul consumo energetico.

“Internalizzazione dei costi”: principio in base al quale le imprese che inquinano devono includere nei loro costi di produzione l’insieme dei costi legati alla tutela dell’ambiente.

“Sito contaminato”: luogo ove sia confermata la presenza, imputabile ad attività umane, di sostanze pericolose in quantità tale da rappresentare un rischio significativo per la salute umana o per l’ambiente, tenuto conto dell’uso attuale dei terreni o del loro uso futuro approvato.

Gli Aiuti di Stato più rilevanti per energia e ambiente

In linea generale, gli aiuti a favore dell’ambiente e dell’energia sono considerati compatibili con il mercato interno solo se comportano un effetto d’incentivazione del beneficiario a cambiare il comportamento: da uno insostenibile ad uno più rispettoso dell’ambiente. Precisiamo inoltre che tali aiuti non devono sovvenzionare i costi di un’attività d’impresa che comunque sosterrebbe e nemmeno devono compensare il normale rischio d’impresa di un’attività economica.

Vediamo quali sono gli aiuti più interessanti e la loro intensità:

  1. Aiuti di Stato intesi a realizzare un livello di tutela dell’ambiente superiore a quello assicurato dalle norme dell’ UE, o ad innalzarlo in assenza di norme specifiche (ad esempio gli incentivi alle diagnosi energetiche nelle PMI, poiché non sono obbligatorie come per le grandi imprese);
  2. Aiuti per l’adeguamento anticipato a future norme dell’UE (ad esempio le misure per migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua);
  3. Aiuti per studi ambientali (la valutazione dell’inquinamento);
  4. Aiuti per il risanamento di siti contaminati;
  5. Aiuti a favore dell’energia da fonti rinnovabili (FER);
  6. Aiuti a favore di misure di efficienza energetica, compresi cogenerazione, teleriscaldamento e tele raffreddamento;
  7. Aiuti per l’uso efficiente delle risorse e, in particolare, per la gestione dei rifiuti (ad esempio: riduzione dei rifiuti prodotti da altre imprese in linea con la direttiva 2008/98/CE sulla gerarchia dei rifiuti);
  8. Aiuti per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2, inclusi singoli elementi della catena del sistema di cattura e stoccaggio di CO2 (direttiva 2009/31/CE);
  9. Aiuti sotto forma di sgravi o esenzioni da tasse ambientali (politica fiscale verde);
  10. Aiuti sotto forma di riduzione dell’onere di finanziamento a sostegno della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili;
  11. Aiuti per le infrastrutture energetiche (entro il 2020 la CE ha stimato sarà necessario lo stanziamento di 200 miliardi di euro a livello europeo).

Sottolineiamo che l’effetto d’incentivazione, mediante l’aiuto economico, deve essere tale da modificare il comportamento delle imprese interessate spingendole ad intraprendere un’attività supplementare che non svolgerebbero senza l’aiuto di Stato, o svolgerebbero soltanto in modo limitato, o diverso. In altri termini, la politica della UE eliminerà gradualmente i sussidi dannosi all’ambiente (ad esempio: agevolazioni sul consumo di combustibili fossili) anche se la gestione del diesel gate emersa nel 2015 non pare essere una buona partenza per contrastare l’inquinamento dovuto ai gas climalteranti. Nella seguente tabella riassumiamo le tipologie di aiuti dettagliati in base all’intensità e alla taglia del beneficiario.

 

 

Tipologia di aiuti

Intensità, importo o

caratteristica degli aiuti

alle imprese

Piccole Medie Grandi
Aiuti agli investimenti che consentono alle imprese di andare oltre le norme dell’UE in materia di tutela ambientale, di innalzarne il livello in assenza di tali norme 60% 50% 40%

Aiuti agli investimenti per l’adeguamento anticipato a future norme dell’UE

– più di 3 anni

– da 1 a 3 anni

20%

15%

15%

10%

10%

5%

Aiuti agli investimenti a favore di misure di efficienza energetica 50% 40% 30%

Aiuti agli investimenti a favore di progetti per l’efficienza energetica degli immobili (possono essere concessi sotto forma di una dotazione, di equity, di una garanzia o di un prestito a favore di un fondo per l’efficienza energetica, nonché di un altro intermediario finanziario, che li trasferiscono integralmente ai proprietari degli immobili o ai locatari). Gli aiuti possono essere concessi per le seguenti misure (con un comprovato risparmio energetico o con un utilizzo di fonti energetiche rinnovabili):

a) Isolamento termico di tetti, soffitti dell’ultimo piano e terrazze non calpestabili di edifici esistenti;

b) Isolamento termico di muri esterni, soffitti della cantina, portici e terrazze calpestabili di edifici esistenti;

c) Sostituzione di finestre e porte-finestre di edifici soggetti a tutela degli insiemi per i quali vige la misura protettiva del divieto di demolizione;

d) Installazione di impianti solari per il riscaldamento dell’acqua e/o della piscina;

e) Installazione di impianti solari per il riscaldamento e/o il raffreddamento;

f) Installazione di impianti di riscaldamento a biomassa alimentati automaticamente;

g) Installazione di caldaie a gassificazione);

h) Installazione di pompe di calore geotermiche;

i) Termorecupero da impianti di raffreddamento per prodotti;

j) Installazione di impianti fotovoltaici ed eolici per la produzione di energia elettrica;

k) Studi di fattibilità tecnica ed economica.

Gli aiuti concessi dal fondo per l’efficienza energetica o da un altro intermediario finanziario a favore di progetti ammissibili per l’efficienza energetica possono assumere la forma di prestiti o di garanzie.
Il valore nominale del prestito o l’importo garantito non superano 10 milioni di EUR per progetto a livello dei beneficiari finali.
La garanzia non supera l’80 % del relativo prestito
Aiuti agli investimenti a favore della cogenerazione ad alto rendimento 65% 55% 45%*
Aiuti agli investimenti volti a promuovere l’energia prodotta da fonti rinnovabili (intensità variabile a seconda del metodo di calcolo)

60% o

55% e

100%

con gara

50% o

45% e

100%

con gara

30 o

45% e

100%

con gara

Aiuti al funzionamento volti a promuovere la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili Aiuti concessi sotto forma di premio che si aggiunge al prezzo di mercato al quale i produttori vendono la propria energia elettrica direttamente sul mercato. Condizioni specifiche sono previste per impianti di capacità ridotta
Aiuti al funzionamento volti a promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili in impianti su scala ridotta

L’importo dell’aiuto per unità di

energia non supera la differenza tra i costi totali livellati della produzione di energia dalla fonte rinnovabile in questione e il prezzo di mercato della forma di energia interessata

Aiuti sotto forma di sgravi da imposte ambientali in conformità della direttiva 2003/96/CE I beneficiari degli sgravi fiscali versano almeno il rispettivo livello minimo di imposizione previsto dalla direttiva 2003/96/CE.
Aiuti agli investimenti per il risanamento di siti contaminati 100% 100% 100%
Aiuti agli investimenti per teleriscaldamento e teleraffreddamento efficienti sotto il profilo energetico 65% 55% 45%
Aiuti agli investimenti per il riciclaggio e il riutilizzo dei rifiuti 55% 45% 35%

Aiuti agli investimenti per le infrastrutture energetiche

(solamente in zone assistite)

L’importo dell’aiuto non supera la differenza tra i costi ammissibili e il risultato operativo dell’investimento.
Aiuti per gli studi ambientali 70% 60% 50%

Chi può beneficiare degli Aiuti di Stato

Premesso che i criteri di assegnazione degli aiuti economici sono uniformi all’interno della UE, l’approccio della CE, nell’esaminare una misura di aiuto, mira ad individuare nella domanda di finanziamento, i seguenti aspetti fondamentali:

  • gli obiettivi perseguibili con gli aiuti (ad esempio ricerca e sviluppo, investimenti produttivi, formazione, occupazione, ecc.),
  • l’adeguatezza degli strumenti applicabili,
  • le spese ammissibili e le diverse condizioni di compatibilità a cui attenersi.

Possono richiedere gli aiuti di Stato le imprese (a prescindere dalla propria forma giuridica) definite come PMI (fino ai 250 occupati, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro, o il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro), o gli enti che svolgono un’attività d’impresa (ad esempio: enti pubblici, consorzi, o associazioni anche no profit). Precisiamo che la CE non considera le fondazioni bancarie come imprese, per il mero controllo di imprese strumentali. Tuttavia, la Corte di Giustizia ha precisato che devono essere considerate “imprese” le fondazioni bancarie qualora, agendo direttamente in ambiti di interesse pubblico e di utilità sociale, siano in grado di offrire beni, o servizi, sul mercato in concorrenza con altri operatori (ad es. in settori come la ricerca scientifica, l’educazione, l’arte o la sanità).

Il Vademecum sugli Aiuti di Stato

Dai siti web delle Camere di commercio (CC.AA.), di Confindustria o delle regioni, è possibile scaricare gratuitamente un vademecum sugli aiuti di Stato, aggiornato all’ultima approvazione della Carta nazionale degli aiuti approvata dalla CE nel settembre del 2014. Il vademecum è particolarmente utile ai consulenti e agli enti erogatori in genere, quindi non solo ai funzionari delle camere di commercio, ma anche delle pubbliche amministrazioni (regioni, comuni, ecc.).

Si tratta dunque di una guida pratica dove si trovano, oltre ai testi normativi comunitari più rilevanti, anche i modelli predisposti per le comunicazioni alla CE, e per le dichiarazioni delle imprese da presentare direttamente alle CC.AA., o indirettamente (attraverso i Confidi o alle associazioni di categoria). Il Vademecum chiarisce, con interessanti esempi, i più frequenti dubbi sulla legalità dei contributi concessi, ad esempio come regola generale sono vietati tutti quelli utili al funzionamento amministrativo, privi di carattere innovativo poiché limitati alla gestione corrente di una società. Raccomandiamo, dunque, prima di confezionare una domanda di aiuto, di analizzare tali esempi per evitare spiacevoli sorprese e perdita di risorse.

Come accedere ai finanziamenti

Gli aiuti di Stato sono attuati attraverso bandi, o avvisi pubblici (ai sensi del Regolamento n. 1407/2013 della CE del 18/12/2013). Le intensità degli aiuti economici sono espresse in percentuali del valore di ESL e variano regionalmente, in base alla Strategia Europa 2020, da un 10% (fino al 20% per le PMI)  a un 25% (le c.d. zone “a”: Italia meridionale). La domanda di aiuto, da inviare all’ufficio regionale competente, deve contenere almeno le seguenti informazioni:

  • nome e dimensioni dell’impresa;
  • descrizione del progetto, comprese le date di inizio e fine;
  • ubicazione del progetto;
  • elenco dei costi del progetto;
  • tipologia dell’aiuto (sovvenzione, prestito, garanzia, anticipo rimborsabile, apporto di capitale o altro) e importo del finanziamento pubblico necessario per il progetto.

Per avere un’idea degli interventi statali tipici rimandiamo all’allegato 2 della C200/46 del 2014 dove sono elencati alcuni esempi in funzione di costi ammissibili, mirati ad aumentare il livello di tutela ambientale, o a  rafforzare il mercato interno dell’energia. Nella tabella seguente riportiamo i punti di contatto regionali in materia di aiuti di Stato http://www.politicheeuropee.it/attivita/19110/aiuti-di-stato-punti-contatto:

Abruzzo Giovanna Andreola giovanna.andreola@regione.abruzzo.it
Basilicata Presidente della Regione dg_presidenza.giunta@regione.basilicata.it
Calabria Paola Rizzo p.rizzo@regcal.it
Campania Raffaele Chianese raffaele.chianese@regione.campania.it
Emilia Romagna Enrico Cocchi dpa@regione.emilia-romagna.it
Friuli Venezia Giulia Olga Simeon olga.simeon@regione.fvg.it
Lazio Tiziana Petucci tpetucci@regione.lazio.it
Liguria Gabriella Drago gabriella.drago@regione.liguria.it
Lombardia Emanuele Prosperi emanuele_prosperi@regione.lombardia.it
Marche Cristiana Sposito cristiana.sposito@regione.marche.it
Molise Gaspare Tocci g.tocci@regione.molise.it
Piemonte Davide Donati davide.donati@regione.piemonte.it
Puglia Pasquale Orlando p.orlando@regione.puglia.it
Sardegna Gabriella Massidda pres.dirgen@regione.sardegna.it
Sicilia Maria Mattarella maria.mattarella@ull.regione.sicilia.it
Toscana Patrizia Magazzini patrizia.magazzini@regione.toscana.it
Trentino Alto Adige Presidente regione presidente@regione.taa.it
Umbria Luigi Rossetti lrossetti@regione.umbria.it
Valle d’Aosta Fausto Ballerini f.ballerini@regione.vda.it
Veneto Lisanna Simon lisanna.simon@regione.veneto.it

Concludiamo con una riflessione stimolata da uno studio di alcuni ricercatori, diretti dal prof. Francesco Giavazzi pubblicato nel 2011 sull’efficacia degli aiuti di Stato.

Le imprese italiane nel 2011 hanno beneficiato di circa 36 miliardi di euro grazie agli aiuti di Stato. Oggi possiamo tranquillamente affermare che si è trattato di una cifra considerevole se relazionata con il debito pubblico di quell’anno pari 1,9 miliardi di euro (il 120,7% del PIL), poiché rivelatasi ininfluente sulla crescita economica. In pratica, alcuni anni più tardi, precisamente nel luglio del 2014, avremmo raggiunto il massimo debito pubblico storico: 2,1 miliardi di euro.

Secondo il Giavazzi, potremmo risparmiare circa 10 miliardi di euro in aiuti se tutti gli enti erogatori li gestissero in modo più responsabile, evitando infiltrazioni mafiose e sovvenzioni alle imprese prive di seri piani di ristrutturazione. Inoltre -ravvisa lo studioso- in tale modo conseguiremmo anche una crescita del PIL più che proporzionale al reddito procapite, di circa 1,5% nell’arco di due anni.

E infine -sostiene il professore- una seria e trasparente politica di controllo degli aiuti di Stato determinerebbe un auspicabile alleggerimento della pressione fiscale, ora talmente vessatoria da impedire la competitività dei nostri prodotti e servizi nei mercati internazionali.

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Finanziamenti pubblici per le libere professioni: accedere ai fondi europei

Nella nuova programmazione 2014-2020 nel quadro delle politiche per la crescita della UE, per la prima volta la Commissione europea (CE) adotta un piano per i liberi professionisti equiparandoli agli imprenditori, già destinatari di finanziamenti europei.

Vediamo quali sono gli interventi dedicati alla categoria, quali i fondi pubblici e come accedervi.

FONDI UE PER IL RISPARMIO ENERGETICO E L’EFFICIENZA ENERGETICA

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I liberi professionisti come PMI

Finalmente, dopo anni di esclusione dai finanziamenti UE, i liberi professionisti sono riconosciuti, a livello europeo, come PMI, nonché come soggetti fondamentali per il conseguimento degli obiettivi comunitari delineati nella Strategia Europa 2020 con orizzonte appunto fissato al 2020.

Il cambio di rotta di Bruxelles si deve ad un’indagine a livello comunitario condotta nel 2010 che ha evidenziato l’esistenza di 3,7 milioni di imprese di liberi professionisti che forniscono un’occupazione a 11 milioni di persone. Comprensibilmente, si tratta di un business non marginale, superiore ai 560 miliardi di euro. Il ruolo dei liberi professionisti per il conseguimento degli obiettivi europei con orizzonte 2020, sarà strategico, grazie alle loro conoscenze tecniche potranno contribuire nei seguenti settori:

  • Efficienza delle risorse: costruire a basse emissioni di carbonio riciclando e valorizzando i rifiuti derivati dai processi di costruzione e demolizione.
  • Investimenti di efficienza energetica nella ristrutturazione degli edifici e per la ricerca e l’innovazione intelligenti, sostenibili e inclusive.

I finanziamenti a cui possono accedere i liberi professionisti

Nel 2015 la CE ha lanciato un Piano d’azione per migliorare l’attività degli 11 milioni di persone che nell’UE svolgono libere professioni in una forma strutturata equiparabile a quella di una micro o piccola impresa, tra cui anche quelle tecniche (architetti, ingegneri e non solo).

In sintesi, i liberi professionisti possono essere destinatari di qualunque tipologia di fondo comunitario.

Vediamo i punti su cui si articola il Piano:

  • accesso al credito: i liberi professionisti possono fruire dei finanziamenti europei indiretti (attraverso le regioni) o diretti (attraverso la UE).
  • formazione: sarà costituita una piattaforma per coordinare le attività di Università, liberi professionisti ed imprese, cui andrà ad aggiungersi la formazione professionale online (e-learning) per lo sviluppo delle competenze nell’ambito della gestione d’impresa;
  • accesso ai mercati ed internazionalizzazione con la collaborazione dei liberi professionisti e della rete Enterprise Europe Network nella quale sono coinvolti 54 Paesi nel Vecchio Continente e in tutto il Mondo, ai quali corrispondono oltre 600 organizzazioni;
  • semplificazione: sarà costituito un tavolo di lavoro progettato per la diffusione delle pratiche ritenute più valide nel campo della semplificazione con il contributo attivo delle associazioni di liberi professionisti;
  • governance: verranno definiti degli incontri annuali tra la CE e il mondo della libera professione, nonché conferenze relative al tema di politica dell’impresa.

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La legge di stabilità per l’accesso dei liberi professionisti ai bandi per i fondi europei

La L. 208/2015, detta anche “legge di stabilità” ha riconosciuto quanto affermavano alcuni anni fa la Raccomandazione 2003/361/CE e il Regolamento UE 1303/2013, che equiparavano i professionisti alle PMI, poiché la nozione di impresa, in Europa include qualsiasi entità che esercita un’attività economica, a prescindere dallo status giuridico di detta entità e dalle sue modalità di finanziamento.

Pertanto, in quella definizione rientrano a pieno titolo anche i liberi professionisti e così, nel 2014, le Linee d’azione per le libere professioni, del Piano d’azione imprenditorialità 2020, li individuano come destinatari dei fondi europei. Nonostante ciò, la gran parte dei bandi regionali italiani hanno continuato ad escludere le categorie professionali inserendo in molti casi l’iscrizione alla Camera di Commercio come requisito imprescindibile.

Dal primo gennaio 2016, l’approvazione della legge di Stabilità dovrebbe, in teoria, eliminare tutte le barriere d’accesso -ai professionisti- ai prossimi bandi, sia regionali che nazionali, dei fondi strutturali europei. Inoltre, al di fuori di iniziative ad hoc, attraverso la creazione di un consorzio di fidi, i professionisti dovranno essere beneficiati anche dalle misure di garanzia per prestiti. Complessivamente, tali misure dovrebbero consentire alla categoria di competere nel mercato globalizzato e della libera circolazione delle idee, sancito definitivamente con l’attuazione della tessera professionale europea.

Un’ulteriore e doverosa precisazione: con il Ddl Lavoro (collegato alla L. 208/2015) l’equiparazione tra imprenditori e liberi professionisti sarà a tempo indeterminato, quindi non più limitata fino al 2020. Infine, l’articolo 7 del Ddl Lavoro stabilisce che l’accesso ai fondi UE è aperto ad ogni forma di lavoro autonomo, diversamente dalla norma contenuta nella Legge di Stabilità 2016 che citava solo i “liberi professionisti” senza fornire ulteriori approfondimenti in merito.

Come accedere ai finanziamenti europei

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Il Piano d’azione per le libere professioni dunque consente anche ai liberi professionisti di fruire degli 80 miliardi di euro del programma Horizon 2020, relativo a ricerca e innovazione, e dei 2,4 miliardi dei fondi del programma COSME 2014–2020 entrambi lanciati nel 2014.
Allo stesso modo anche i piani operativi regionali (POR) e nazionali (PON) dei fondi sociali europei (FSE) e fondi europei di sviluppo regionale (FESR), rientranti nella programmazione dei fondi strutturali europei 2014-2020, si intendono estesi anche ai liberi professionisti.

L’apertura dei bandi comunitari ai liberi professionisti dovrebbe così consentire all’Italia di sfruttare meglio i fondi strutturali. Secondo l’ultimo aggiornamento sulla spesa certificata nell’attuazione dei programmi finanziati dai fondi comunitari, il nostro Paese ha raggiunto il 47,5% della dotazione totale stanziata nel ciclo di programmazione 2007-2013, in altri termini, ciò significa che è riuscito a spendere neppure la metà dei 100 miliardi resi disponibili dall’UE.

I liberi professionisti, privi di nozioni di euro progettazione e di project management, troveranno particolarmente utile lo sportello del Comitato Unitario delle Professioni. Entro aprile del 2016 ne verrà aperto, ci auguriamo, uno in ogni provincia, o almeno in modo sufficientemente capillare per diffondere informazioni riguardo all’accesso ai bandi europei e per istruire le procedure di domanda.  

Per concludere condividiamo il pensiero del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, in merito all’apertura dei fondi UE ai liberi professionisti: “Non si tratta di un traguardo, ma di un punto di partenza per assicurare a tutti i liberi professionisti, senza alcuna distinzione, le risorse necessarie per competere ad armi pari sul mercato dei servizi professionali. Adesso, dobbiamo rimboccarci le maniche perché siamo all’inizio di un percorso che, in linea con gli orientamenti comunitari, supera le distinzioni tra PMI e studi professionali e ridisegna dalle fondamenta il valore dei liberi professionisti in un contesto economico ancora fragile”.

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Gli eroi del clima contro il riscaldamento globale

Molteplici sono i volti, ed ognuno si porta dietro una meravigliosa storia: sono gli Eroi del Clima, persone che quotidianamente rispondono al surriscaldamento ed ai cambiamenti climatici globali, cercando di fare del proprio meglio per limitare i danni e ridurre l’impronta ecologica dell’impatto del vissuto umano sul pianeta Terra: sono state raccolte nel progetto Climate Heroes, su un sito dove è possibile non solo conoscere i fotografi del progetto, ma anche nominare e sostenere uno degli eroi ivi presenti.

In copertina: Isatou Ceesay, cofondatrice della Women Initiative the Gambia.

CAMBIAMENTI CLIMATICI: 17 PROGETTI PER CAMBIARE IL MONDO

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Tra gli Eroi del Clima che combattono contro il riscaldamento globale c’è Isatou Ceesay, a Banjul, in Gambia, che è cofondatrice della Women Initiative the Gambia e che per 17 anni si è impegnata per insegnare alle donne del suo territorio come poter trasformare i rifiuti plastici in fonte di reddito, proprio per eliminare uno dei maggiori responsabili delle emissioni di anidride carbonica in Africa; c’è il Venerabile Bun Saluth, che in Cambogia è riuscito, nel 2002 a far in modo che i monaci della pagoda di Samraog avessero riconosciuto legalmente il diritto alla salvaguardia di ben oltre 18 mila ettari di foresta sempreverde, nello stesso territorio.

caption: I monaci della pagoda di Samraog in Cambogia

Altro eroe rappresentato nel progetto è Brian Kjaer e gli abitanti dell’isola di Samsø, che in Danimarca, in meno di 20 anni, hanno potuto raggiungere una reale indipendenza dai sistemi non rinnovabili, riuscendo a realizzare sistemi in grado di affidarsi al 100% su energie rinnovabili, risparmiando così l’emissione di oltre 60 tonnellate di anidride carbonica.

A Montréal in Canada, Benoit Lavigueur ha impiegato gli ultimi sei anni dei suoi 29 alla lotta contro i cambiamenti climatici, costruendo la casa dei suoi sogni: un’abitazione costituita da materiali riciclabili e locali, che gli hanno permesso un risparmio energetico del 90 per cento e una certificazione LEED platinum, e che è la casa più ecofriendly di tutto il Quebeq.

 caption: un impianto eolico dell'isola di Samsø

caption: Benoit Lavigueur e la sua casa ecofriendly

Queste e molte altre storie sono presenti nel progetto sugli eroi del clima, con documentazione fotografica realizzata dall’autore del progetto, il fotografo Max Riché, che nel 2010 ha fondato l’ong Climate Heroes e per i successivi cinque anni, assieme ai sui amici e colleghi come Nicolas Beaumont e Luke Duggleby, è andato in ogni angolo del globo a caccia degli eroi del clima, personalità, cittadini o associazioni attive quotidianamente per combattere il cambiamento climatico.

Ciascuno può fare qualcosa nel suo piccolo per opporsi a comportamenti sbagliati, relativamente alla sostenibilità ambientale, e questi comportamenti positivi potrebbero propagarsi per salvaguardare il nostro meraviglioso pianeta.

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Gli eroi del clima contro il riscaldamento globale

Molteplici sono i volti, ed ognuno si porta dietro una meravigliosa storia: sono gli Eroi del Clima, persone che quotidianamente rispondono al surriscaldamento ed ai cambiamenti climatici globali, cercando di fare del proprio meglio per limitare i danni e ridurre l’impronta ecologica dell’impatto del vissuto umano sul pianeta Terra: sono state raccolte nel progetto Climate Heroes, su un sito dove è possibile non solo conoscere i fotografi del progetto, ma anche nominare e sostenere uno degli eroi ivi presenti.

In copertina: Isatou Ceesay, cofondatrice della Women Initiative the Gambia.

CAMBIAMENTI CLIMATICI: 17 PROGETTI PER CAMBIARE IL MONDO

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Tra gli Eroi del Clima che combattono contro il riscaldamento globale c’è Isatou Ceesay, a Banjul, in Gambia, che è cofondatrice della Women Initiative the Gambia e che per 17 anni si è impegnata per insegnare alle donne del suo territorio come poter trasformare i rifiuti plastici in fonte di reddito, proprio per eliminare uno dei maggiori responsabili delle emissioni di anidride carbonica in Africa; c’è il Venerabile Bun Saluth, che in Cambogia è riuscito, nel 2002 a far in modo che i monaci della pagoda di Samraog avessero riconosciuto legalmente il diritto alla salvaguardia di ben oltre 18 mila ettari di foresta sempreverde, nello stesso territorio.

caption: I monaci della pagoda di Samraog in Cambogia

Altro eroe rappresentato nel progetto è Brian Kjaer e gli abitanti dell’isola di Samsø, che in Danimarca, in meno di 20 anni, hanno potuto raggiungere una reale indipendenza dai sistemi non rinnovabili, riuscendo a realizzare sistemi in grado di affidarsi al 100% su energie rinnovabili, risparmiando così l’emissione di oltre 60 tonnellate di anidride carbonica.

A Montréal in Canada, Benoit Lavigueur ha impiegato gli ultimi sei anni dei suoi 29 alla lotta contro i cambiamenti climatici, costruendo la casa dei suoi sogni: un’abitazione costituita da materiali riciclabili e locali, che gli hanno permesso un risparmio energetico del 90 per cento e una certificazione LEED platinum, e che è la casa più ecofriendly di tutto il Quebeq.

 caption: un impianto eolico dell'isola di Samsø

caption: Benoit Lavigueur e la sua casa ecofriendly

Queste e molte altre storie sono presenti nel progetto sugli eroi del clima, con documentazione fotografica realizzata dall’autore del progetto, il fotografo Max Riché, che nel 2010 ha fondato l’ong Climate Heroes e per i successivi cinque anni, assieme ai sui amici e colleghi come Nicolas Beaumont e Luke Duggleby, è andato in ogni angolo del globo a caccia degli eroi del clima, personalità, cittadini o associazioni attive quotidianamente per combattere il cambiamento climatico.

Ciascuno può fare qualcosa nel suo piccolo per opporsi a comportamenti sbagliati, relativamente alla sostenibilità ambientale, e questi comportamenti positivi potrebbero propagarsi per salvaguardare il nostro meraviglioso pianeta.

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Il ruolo della scienza nello sviluppo sostenibile: l’opinione di Janez Potocnik

Venerdì 2 ottobre  2015, presso la sala Tessitori della Regione FVG a Trieste, il dott. JanezPotocnik  ha tenuto una conferenza sul tema:  “Transition to a resource efficient economic model and the role of science in the process”. L’evento è stato organizzato dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS)insieme alla ISRR di Ljubljana ,all’EU Plan GEIE di Trieste e la partecipazione di alcuni sponsor privati, fra i quali l’impresa italo-spagnola Sustainable Technologies.

CINA E SVILUPPO SOSTENIBILE

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Chi è Janez Potocnik

Commissario europeo per l’Ambiente dal 2010 al 2014, JanezPotocnik è stato precedentemente commissario europeo per la Scienza e la ricerca (2004-2010) e ministro degli Affari europei nell’esecutivo sloveno (2002-2004).Come commissario europeo per l’Ambiente, JanezPotočnik ha promosso infatti linee politiche che hanno contribuito alla conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale ed è riuscito a inserire l’ambiente ai primi posti dell’agenda politica. Oggi è copresidente dell’International Resource Panel (IRP), un gruppo di esperti in materia di gestione delle risorse naturali, istituito nel 2007 dal Programma delle Nazioni Unite (UNEP) per condividere ed accrescere le conoscenze necessarie per migliorarne l’uso e garantirne la salvaguardia. L’IRP ha individuato l’economia circolare, basata sull’uso efficiente delle risorse, in particolare la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse marine, tra le aree strategiche per la ricerca futura.

caption: Janez Potocnik durante la ronda di domande e risposte

I contenuti della conferenza

Dopo una presentazione generale sulla struttura, scopi e traiettoria dell’IRP, il relatore ha presentato molto schiettamente  “la scomoda verità”  che  banchieri, politici e grandi multinazionali si ostinano a non voler vedere: non basta un Pianeta per assicurare il benessere di una popolazione, che cresce a ritmi inimmaginabili: eravamo 7 miliardi nel 2011 e saremo 8 miliardi nel 2024. La figura 1, basata su delle indagini dell’ IRP, è molto eloquente: nessun Paese al mondo si trova attualmente nella fascia di sostenibilità compatibile con il concetto di benessere sociale (rettangolo verde in basso a destra).

In particolare, i paesi membri dell’UE  si trovano tutti nell’area di massima insostenibilità. La Cina invece, ha superato di poco la linea di equilibrio fra consumo e disponibilità delle risorse, ma con un tenore di vita di poco superiore ad altri paesi sottosviluppati. 

caption: il problema fondamentale dello sviluppo umano, domanda di risorse superiore alla disponibilità del Pianeta.

La causa del problema risiede in un fatto culturale, che è necessario cambiare al più presto: “L’economia (tale come la si intende attualmente) ignora le leggi fisiche”.  Sorprende una tale affermazione in bocca di un economista ed ex-politico, ma secondo il dott. Potocnik il passaggio da un sistema produttivo ancorato nei vecchi paradigmi della rivoluzione industriale ad un mondo di economia circolare  è una questione di sopravvivenza della specie. Siamo abituati a vedere l’economia circolare rappresentata simbolicamente come un cerchio, ma secondo il relatore tale approccio è troppo semplicistico e riduttivo. Un sistema produttivo davvero sostenibile si rappresenta meglio con il cosiddetto “diagramma a farfalla” mostrato nella figura 2.

caption: il diagramma a farfalla dell’economia circolare, caratterizzato da diversi cerchi (le  ali della farfalla) e un pozzo finale (la coda della farfalla) nel quale converge tutto ciò che non può essere riutilizzato o valorizzato in qualche modo.

In particolare, è  importante sottolineare come le posizioni di alcuni gruppi politici ecologistici siano ugualmente irreali a quelle dei liberisti estremi , in quanto è fisicamente  impossibile raggiungere la condizione “RIFIUTI ZERO”. Anche questa è una legge della fisica, estensione del principio termodinamico dell’entropia. Lo scopo della scienza e della tecnologia è minimizzare -per quanto possibile- i rifiuti, intesi come rifiuti materiali o energia irrecuperabile.  Molto interessanti ed attuali i due esempi di economia circolare ed economia lineare, già in atto nell’industria europea, presentati dal relatore. Nel primo caso, la testata dei motori a scoppio: ad esempio, alcune case automobilistiche già progettano motori in modo che alcune loro parti critiche -non soggette ad usura- possano essere riutilizzate. Utilizzare  una testata recuperata da un vecchio motore, per ri-fabbricarne uno nuovo, comporta economie quasi miracolose, rispetto a fabbricare un motore ex novo con le stesse prestazioni, ossia riduzioni: del 50% di emissioni di CO2, del 90% nel consumo di acqua e dell’ 80% di energia. L’esempio contrario ovvero economia lineare: l’industria più insostenibile attualmente è quella dei telefonini: la popolazione europea cambia dispositivo spesso, circa una volta ogni 6 mesi , fino ad un massimo di una volta ogni 3 anni, ma  solo il 10% dei telefonini dismessi viene riciclato, mentre il resto rimane in qualche cassetto, in quanto in molti casi è ancora funzionante. Si stima che nei cassetti delle abitazioni europee ci sia un tesoretto pari a 2,4 tonnellate di oro, 25 tonnellate di argento, 1 tonnellata di palladio, 900 tonnellate di rame, e quantità non facilmente stimabili di lantanidi, materiali estremamente rari che l’UE importa per oltre il 90% (si legga in proposito l’articolo “La guerra dei lantanidi“).

Conclusioni

La conferenza si è conclusa con un animato dibattito grazie alle numerose domande da parte del pubblico. Nelle parole della d.ssa Paola Del Negro, direttrice della sezione di Oceanografia dell’Istituto:  “Le attività dell’ OGS, da sempre rivolte alla salvaguardia e alla valorizzazione delle risorse naturali , promuovono progetti internazionali di ricerca in questo settore. E l’uso sostenibile delle risorse naturali è una delle priorità a cui fanno riferimento sia le politiche europee che le nuove strategie economiche per lo sviluppo”.

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Clean Power Plan: il grande piano di Obama per regolare le emissioni

L’EPA (diventato famoso in questi giorni per lo scandalo Volkswagen) ha rilasciato il testo finale del “Clean Power Plan”, il piano che regola per la prima volta le emissioni di carbonio delle centrali elettriche negli USA. Ed è più forte della bozza presentata nel Giugno del 2014.

Il Presidente Obama si dichiara soddisfatto ed ha motivo di esserlo date le dichiarazioni fatte dai gruppi ambientalisti e di sanità pubblica che lo hanno definito “una politica lungimirante che imposta la nostra nazione sul cammino dell’energia pulita”.

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Il Piano attua una vera e propria “guerra al carbone” e si pone l’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica delle centrali elettriche del 32% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030, valore che è stato aumentato di ben due punti percentuali rispetto alla norma proposta un anno fa ma i suoi vantaggi non si fermano qui, verranno, infatti, incentivate le produzioni da fonti rinnovabili (in cui facciamo notare è inclusa anche l’energia nucleare). 

Ogni Stato sarà tenuto a presentare un proprio Piano per il rispetto delle regole entro il Giugno 2016, anche se può essere richiesta una proroga di un anno, fino al Giugno 2017. Inoltre i singoli Stati potranno creare un piano intestatale per collaborare insieme in sinergia con i confinanti con cui potranno anche scambiare crediti di emissione.

Uno dei primi effetti del Clean Power Plan sarà rapida decarbonizzazione della produzione di energia elettrica, incentivando la produzione da fonti rinnovabili e penalizzando quella che deriva dalla combustione del carbone. 

clean-power-plan-c

Per la prima volta l’emissione di CO2 viene legata ad ogni MW prodotto dai singoli Stati, al fine di concedere maggiore flessibilità alle istituzioni che potrebbero tuttavia trasformare questo tasso in un obiettivo totale di tonnellaggio.

Inoltre la norma risolve una debolezza della proposta originaria che poteva portare a rinunciare al carbone fossile a favore del gas naturale il cui utilizzo ha degli impatti ancora più massicci sull’atmosfera del pianeta se calcolato nel suo intero ciclo di vita: dall’estrazione (metodi invasivi come il Fracking) all’immissione di metano in atmosfera durante la raffinazione e l’immissione in rete.

Oltre alla lotta diretta al cambiamento climatico questo piano avrà un notevole effetto sul sistema sanitario traducendosi in oltre 100.000 attacchi di asma e 2.100 infarti evitati solo nel primo anno di attuazione grazie alla diminuzione di combustione del carbone che inquina l’atmosfera con tossine quali mercurio e zolfo, responsabili di problemi neurologici e malattie respiratorie.

I Gruppi industriali e alcuni procuratori generali sono già sul piede di guerra e intendono sovvertire le nuove regole centrali tramite i loro avvocati e anche se il pacchetto è blindato sperano in un nuovo Presidente repubblicano in grado di indebolire gli effetti del piano.

Il destino spetterà quindi al successore di Obama con la speranza che faccia il bene di una nazione che è responsabile di gran parte dell’inquinamento globale.

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