Arredare la lavanderia di casa: idee e consigli per scegliere i mobili

Consigli e idee per scegliere i mobili per arredare la lavanderia di casa.

La lavanderia è una zona di servizio della casa che, per le sue dimensioni ridotte, spinge ad adottare ingegnose soluzioni salva spazio. Arredarla con cura è fondamentale per sfruttare al meglio ogni angolo a disposizione e ottenere un ambiente sia funzionale che gradevole. Abbiamo raccolto delle idee per arredare la lavanderia con qualche consiglio sui mobili da scegliere.

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Motivi geometrici e arredi in corten in una residenza pugliese

A Monopoli, percorrendo una contrada silenziosa si raggiunge una casa privata con affaccio diretto al mare. La ristrutturazione degli interni, dai colori tenui e arredi decisi, rimanda ai colori e tradizioni pugliesi, reinterpretati in chiave contemporanea con motivi geometrici e arredi in corten. Dall’ingresso della residenza si accede direttamente ad un ambiente unico della zona cucina, soggiorno con lo splendido pianoforte a coda e zona biblioteca con un’importante tavolo rotondo.

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Progettazione partecipata: gli arredi gialli del giardino di Cavallino

Gli arredi gialli del giardino di Cavallino dalla progettazione partecipata

Lungo la via Fausta, una delle strade più trafficate di Cavallino-Treporti e di connessione tra Jesolo a Punta Sabbioni (Venezia), un lotto di 3,5 ettari è stato riqualificato dallo studio Stradivarie Architetti Associati con due interventi: “naturalmente arena!” nel 2015-2016 e park(e)ing nel 2010-11.  L’intervento di progettazione partecipata ha dato vita ad un parco urbano in cui spiccano arredi ed elementi gialli che ravvivano il giardino di Cavallino.

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La scelta di un lampadario moderno per ogni zona della casa

Come scegliere il lampadario moderno più adatto alla tua casa

Progettare un ambiente non significa solo dargli una forma e una funzione, ma anche far sì che queste si leghino al comfort e all’estetica degli spazi. Scegliere un lampadario moderno e la giusta luce per una stanza è allora fondamentale. Come sappiamo non è possibile pensare di utilizzare l’illuminazione naturale in modo continuo, data la sua disponibilità variabile nell’arco della giornata e dell’anno. Inoltre la scelta della luce ideale in architettura è importante anche per conseguire un significativo risparmio energetico nella progettazione degli interni e dare carattere agli ambienti che altrimenti rischierebbero di restare anonimi.

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Egloo: riscaldare un ambiente con tre candele

Esiste un modo per riscaldare gli ambienti e allo stesso tempo renderli più accoglienti, grazie alla luce calda che solo le candele sanno sprigionare. Prendi un contenitore di design in terracotta, dei bastoncini di legno, dell’acqua e della cera ed inizia la magia. Il progetto, ideato da Marco Zagaria, designer pugliese formatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, e lanciato oggi su Kickstarter, si chiama Egloo ed è in cerca di fondi per essere commercializzato.

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Perché scegliere un imbottito naturale: caratteristiche delle sedute imbottite

Quali sono le caratteristiche di un imbottito naturale? Quali sono le caratteristiche che dovremmo considerare davvero imprescindibili quando acquistiamo un divano o una seduta imbottita?Naturale è un aggettivo di per sé rassicurante, richiama immediatamente a un che di immodificato, grezzo e puro: tali caratteristiche quando si associa questo aggettivo ad un prodotto, devono implicitamente testimoniare le sue qualità intrinseche.

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Upcycling per l’arredamento ecologico

L’upcycling è una strategia ecosostenibile per dare nuova vita utile ai rifiuti. Da lattine, residui di plastica, anche cellulari obsoleti si possono ricavare oggetti per un arredamento ecologico. Un giovane team britannico ha fondato una startup chiamata Pentatoniccon l’obiettivo di attivare un’economia di tipo circolare, in cui i prodotti abbiano una seconda vita dopo la loro dismissione. 

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L’antico mestiere del fabbro e l’artigianalità del ferro battuto

Omero lo descrive come un uomo brutto, con un cattivo carattere, ma una grande forza e la capacità di produrre oggetti in ferro di un’ineguagliabile perfezione. È Efesto, Dio del fuoco adorato ad Atene e in tutte le città della Grecia in cui fossero praticate attività artigianali. Secondo la mitologia la sua fucina si trovava nelle viscere dell’Etna, di cui ne arrossava la cima.

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Gioielli d’artista: l’ispirazione viene dalla Natura

Originalità, artigianalità e qualità caratterizzano le opere di Pasqualina Tripodi in arte Pasly. Maestra orafa di professione, Pasly è un’artista fortemente legata alla sua terra natia, la Calabria, da dove tutto inizia e dove la sua avventura continua ad alimentarsi di nuove ispirazioni che vengono dalla natura e da una smaniosa creatività con cui dà vita a gioielli unici.

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L’arte della tessitura italiana

L’industria tessile italiana ha una storia che affonda le proprie radici nel Medioevo. Già nel tardo Medioevo infatti, la supremazia dell’Italia nell’arte della tessitura era riconosciuta in tutta Europa. Tra il 15° e il 19° secolo la crescita dell’industria tessile di Francia, Inghilterra ed altri paesi europei ha fatto perdere mercato alla produzione italiana, che si è risollevata, dando nuova ricchezza al comparto, nel 20° secolo quando soprattutto l’industria del cotone ha conosciuto la sua massima prosperità.

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Fast fashion: l’impatto ambientale della moda

Il settore della moda e del tessile rappresenta la seconda industria più inquinante del mondo, seconda soltanto a quella del petrolio (Fonte: Europe in the World: The garment, textiles & fashion industry). Dall’acquisizione delle materie prime, passando per la produzione tessile, per arrivare allo smaltimento del prodotto, l’impatto ambientale della fast fashion e del ciclo produttivo dei prodotti della moda è molto alto.

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Camere da letto in stile giapponese: come creare un’atmosfera zen

Arredare una casa in stile zen non è solo una tendenza che si è affermata negli ultimi anni, ma è espressione di una secolare attenzione a ricercare l’armonia all’interno dello spazio abitativo. Essenziale, pulito, equilibrato, l’arredamento zen permette di creare un’atmosfera a misura d’uomo, che segue i ritmi della natura ispirandosi ai principi del Feng Shui e alla cultura orientale. Per chi volesse arredare casa secondo questo stile, la scelta di un arredamento giapponese può aiutare a coniugare il proprio gusto estetico con le caratteristiche della filosofia zen.

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Decorare le pareti con le matite colorate

Se le pareti bianche vi annoiano e volete decorarle con un tocco di allegria, basta che vi lasciate ispirare dalla fantasia e da qualche spunto web: giganteschi origami di carta, legni, tessuti e pannelli sagomati possono trasformare radicalmente gli interni con la possibilità di rimuoverli facilmente. È possibile abbellire angoli o piccole zone, separando così vari ambienti, ma anche creare enormi e superbe installazioni che occupano intere pareti e soffitti. Suggeriamo due progetti molto originali in cui sono utilizzate semplici matite colorate: nel primo caso sono disposte secondo un sofisticato pattern, nel secondo sono semplicemente ordinate per tonalità.

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Chi ha inventato le lampade a LED?

Le lampade a LED hanno soppiantato le tradizionali lampadine ad incandescenza invadendo le nostre case e diventando uno degli oggetti più diffusi, eppure non tutti conoscono chi ha inventato questi apparecchi, nè la loro storia lunga mezzo secolo. Dalle prime sperimentazioni al premio Nobel per la Fisica del 2014, i LED hanno dominato il mondo dell’elettronica e rivoluzionato il modo di portare luce nelle nostre case.

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Gli inventori delle lampade LED premi Nobel per la Fisica

Alessandro Volta ha inventato la pila, a Gugliemo Marconi si deve il primo telegrafo senza fili, la macchina a vapore -senza la quale non ci sarebbe stata la Rivoluzione Industriale- è figlia dell’ingegnere scozzese James Watt, la lampadina ad incandescenza fu inventata da Thomas Edison nel 1878. E le lampade a LED? Grazie alla loro resa energetica, i LED, ovvero Light Emitting Diode (diodi ad emissione di luce) hanno invaso le nostre abitazioni attraverso gli oggetti di uso quotidiano, dagli elettrodomestici agli apparecchi illuminanti, sostituendosi alle vecchie lampadine ad incandescenza che avevano monopolizzato il mercato per oltre un secolo.

Il primo LED fu inventato dallo statunitense Nick Holonyak Jr nel 1962 durante una collaborazione con la General Electric. È quest’uomo, ricercatore e docente dell’Università dell’Illinois, ad aver studiato e sviluppato tutte le potenzialità dei semiconduttori sfruttati dai dispositivi optoelettronici come i LED, che negli anni ’60 esistevano solo nella loro versione rossa e, successivamente, verde. Variando la tensione tra lo strato di elettroni (lo strato n) e lo strato delle lacune (lo strato p), gli elettroni si combinano con queste emettendo fotoni, la cui frequenza determina il colore della luce.

La luce bianca e brillante che oggi illumina le nostre stanze con un click dell’interruttore è stata inventata nei primi anni ’90 ed è frutto degli studi di tre fisici giapponesi, Isamu Akasaki, Hiroshi Amano and Shuji Nakamura, che hanno prodotto il primo fascio di luce blu dai semiconduttori, innescando una trasformazione fondamentale per la tecnologia dell’illuminazione.

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Nonostante i notevoli sforzi, sia nella comunità scientifica che nel settore industriale, il LED blu era rimasto una sfida per decenni, ma grazie alla scoperta giapponese, i diodi rossi e verdi potevano finalmente essere impiegati con la luce blu per creare lampade a luce bianca.
La scoperta del LED a luce blu ha richiesto oltre trent’anni di impegno nella ricerca del semiconduttore adatto (cristalli di nitruro di gallio) a liberare la giusta frequenza di fotoni e questo è bastato per ritenere la ricerca di Akasaki-Amano-Nakamura meritevole del premio Nobel per la Fisica 2014.

L’impatto della scoperta del LED a luce blu

Lampadine ad incandescenza hanno illuminato il XX secolo; il XXI secolo sarà illuminato da lampade a LED. In appena 20 anni dalla sua scoperta, il LED a luce blu ha contribuito a cambiare e migliorare il modo di portare la luce nelle nostre case assecondando la necessità di risparmio energetico e la svolta “green” della ricerca nel campo dell’illuminotecnica. Le lampade LED emettono luce bianca, sono energeticamente più efficienti delle obsolete lampadine a bulbo e durano di più. Questa tecnologia viene costantemente implementata in termini di efficienza e questo si comprende comparando i più recenti dati disponibili sulle lampade LED con quelli relativi alle luci fluorescenti e a bulbi incandescenti: una lampada a LED fornisce 300 lumen/Watt contro i 16 lumen/Watt delle normali lampadine ad incandescenza e i 70 lumen/Watt della lampadine fluorescenti.

Ragionando in termini di consumi e durata, l’efficienza delle nuove lampade è indiscutibile. Una lampada LED dura fino a 100.000 ore (ovvero può rimanere accesa 24 ore su 24 per ben 12 anni), le lampadine fluorescenti 10.000 ore, le lampadine ad incandescenza solo 1.000 ore. Considerando che un quarto del consumo mondiale di energia elettrica è imputabile all’illuminazione, i LED si riconfermano una risorsa importante per risparmiare energia e salvare il pianeta.

Aziende come ZR Impianti si occupano di realizzare impianti di illuminazione LED e progetti di illuminotecnica garantendo un’elevata efficienza luminosa, una ridotta produzione di calore e una durata media elevata degli apparecchi illuminanti per interni ed esterni, abbattendo così i costi di manutenzione e garantendo un ritorno dell’investimento iniziale in pochi mesi. 

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La corda nel design di interni: funi di iuta per separè e controsoffitti

Sintetica, naturale e colorata, la corda rallegra ambienti interni e giardini con insoliti abbinamenti ed effetti sorprendenti. Adatta sia per gli interni dal design più elegante che in stile shabby chic, si presta perfettamente a rivestire qualsiasi complemento d’arredo: cornici, specchi, altalene, mensole e divani. Come protagonista assoluta, le funi di iuta possono definire separé per sfilate di moda e per laboratori open space, controsoffitti di negozi e ristoranti.

IL VIMINI E L’ARTE DELL’INTRECCIO

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La corda è amata dagli arredatori “faidate“, dai designer e da tantissime aziende di divani, lampadari e arredi per la casa, perché capace di stupire per la semplicità e la sua bellezza sperimentale. Sfruttando l’intreccio di fibre naturali o sintetiche e la possibilità di comporre tessiture tridimensionali con colori diversi, con le funi di iuta gli effetti sono sempre sorprendenti e originali.

Tende e separé di corda

Massimo impatto con minimo sforzo: sono le schermature fatte con funi e supporti lignei, da associare anche a tende vegetali fatte con piante rampicanti per soluzioni temporanee dall’effetto leggero e naturale.

Shelly Leer di ModHomeEc suddivide il suo negozio/studio a Indianapolis con corde distanziate, per distinguere le aree “private”, come la sala d’attesa e l’ufficio, dalle zone di lavoro, ovvero l’area stoccaggio e per gli utensili e il laboratorio per studenti. La soluzione alternativa di iuta è perfetta per vari motivi: mantenere un budget basso (il locale è anche in affitto), e perché pareti tradizionali avrebbero creato ambienti piccoli e bui. Decide, perciò, di suddividere l’ampio open space con cortine di funi su supporti lignei, che lasciano passare luce e danno piena visibilità a tutto lo spazio. Un altro grande vantaggio è, inoltre, che la “texture” calda contrasta il freddo e duro ambiente industrial. Il processo di design e realizzazione è piuttosto semplice, ma un po’ laborioso: sono fissati listelli di legno su misura sul pavimento e soffitto, con fori equidistanti in cui inserire le funi. Infilate nella parte superiore e legate in basso, sono in tensione grazie ai nodi all’estremità, che rimangono però nascosti all´interno dei telai.

caption: Shelly Leer, The Brick House

caption: Rope Room, Studio Gangs Architects

caption: Shadow Lands, Gloss Creative, foto di Rocket Mattler

caption: Shadow Lands, Gloss Creative, foto di Rocket Mattler

Idea simile è realizzata da Alwill Studio a Sidney, con l’unica differenza che le corde sono legate ad un supporto sul soffitto e scendono liberamente. Più sofisticate, invece, le soluzioni degli studi Gang Architects e di Gloss Creative che utilizzano forme circolari e illuminazioni variabili. Di grande effetto l’allestimento Shadow Lands” realizzato in occasione di una sfilata di moda nel 2013.

caption: Ristorante Odessa, YOD Design Lab

caption: Heavybit Industries, IwamotoScott Architecture

caption: A sinistra, Ufficio Alwill Studio; a destra, Ufficio Harrison Grierson, disegnato da Conrad Gargett, Riddel Ancher, Mortlock Woolley

Controsoffitti e intrecci orizzontali in corda

Corde colorate ed intrecciate sono appese in ristoranti e negozi di lusso, per sostenere bulbi di lampade o creare piccole alcove per i clienti. Ideati come allestimenti creativi, rappresentano una seconda pelle”, caotica o regolare per caratterizzare soffitti piani e noiosi.

caption: A sinistra, Ristorante Gochi, Mim Design; a destra, Pakta, El Equipo Creativo, foto di Adrià Goula

caption: A sinistra, Il Tavolo del contadino,Taylor Robinson, foto di Acorn; a destra, Media Storm, foto di Bjorg Magnea

caption: Ristorante Odessa, YOD Design Lab

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caption: Studio Wieki Somers, Merry-Go-Round Coat Rack

Un’esplosione di allegria e suggestive atmosfere per il ristorante “Pakta”, in cui soffitti e divisori tra i tavoli sono caratterizzati da enormi telai che tendono fili colorati.

“Pakta” in lingua peruviana significa unione di due culture”, ed in fatti il ristorante rappresenta la fusione di due gastronomie e di due stili architettonici, giapponese e peruviano. L’atelier El Equipo Creativo progetta il bar, la cucina e gli arredi con un chiaro riferimento alle tradizionali taverne giapponesi, rallegrandone l’austerità con grandi supporti per le corde. I tradizionali telai di tessitura peruviani sono meccanismi in legno dove si intrecciano fili colorati in varie direzioni, utilizzati dai progettisti per creare uno spazio tridimensionale stravagante. Utilizzando tre diversi tipi di sezioni trasversali, insieme ad alcuni pezzi disposti longitudinalmente, i telai abbracciano lo spazio creando un ritmo colorato e cangiante”, spiega il collettivo spagnolo specializzato in attività commerciali e gastronomicheLa re-interpretazione degli elementi tradizionali più rappresentativi delle due culture ha definito una soluzione visivamente potente ma equilibrata, mentre l´illuminazione curata da BMLD Lighting Design vuole focalizzare l’attenzione sui piatti e sfruttare la penombra di alcuni telai.

caption: Pakta, El Equipo Creativo, foto di Adrià Goula

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Il progetto degli elementi di arredo urbano nello spazio pubblico

Gli arredi urbani puntellano le nostre città. Elementi di design o oggetti puramente funzionali, senza di essi lo spazio pubblico sarebbe più povero, spoglio e meno vivibile rispetto alle necessità dei cittadini. È questo uno dei motivi per cui il progetto della città deve avere un occhio di riguardo anche per la qualità delle sedute o il funzionamento dei dissuasori per l’ottimizzazione della viabilità.

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La progettazione dello spazio pubblico, nella città storica consolidata e in quella contemporanea di recente espansione, è costantemente oggetto di studio da parte dei progettisti, intenti a misurarsi con la frequente necessità di interventi che adeguino gli spazi urbani al gusto di chi quegli spazi li governa e li vive anche attraverso gli arredi. La stessa fruizione degli spazi aperti da parte dei cittadini può mutare e piegarsi alle scelte progettuali, e talvolta essere compromessa da lavori o elementi che non hanno risposto a precisi requisiti.
Da qui la necessità di compiere scelte lungimiranti sul futuro dei nostri quartieri e che rispondano ad un preciso progetto di immagine della città, sia che si parli di edifici che in tema di arredi urbani.

Elementi dell’arredo urbano tra tradizione e innovazione

Con il termine “arredo urbano” si indica una serie vasta e variegata di dispositivi che, dalle panchine alle buchette postali, svolgono funzioni precise all’interno dello spazio pubblico. Troppo spesso trattati come semplici oggetti da posizionare agli angoli delle strade, questi elementi possono (e devono) essere occasione di riflessione di progetto per gli architetti che hanno la possibilità di ridisegnare porzioni di città. 
Cestini, lampioni, dissuasori, persino cabine telefoniche, se ben scelti e progettati possono arricchire lo spazio cittadino anziché banalizzarlo: le cabine rosse di Londra sono un perfetto esempio di come un elemento di arredo sia diventato simbolo della città.

Nell’ultimo secolo i momenti di creatività si sono moltiplicati insieme alla necessità di comunicare informazioni ai cittadini ed ecco cartelloni pubblicitari, semafori, bacheche e tabelloni informativi a LED spuntare come funghi, talvolta seguendo fedelmente una precisa linea grafica di progetto, altre volte rispondendo ad una necessità emersa all’improvviso e velocemente risolta.

Lo spazio pubblico non è solo un grande contenitore di attività per il terziario ed il tempo libero, ma uno spazio collettivo che va attrezzato per accogliere ogni attività. Recenti interventi di rigenerazione urbana possono fornirci esempi di come si possa riprogettare l’ambiente urbano con arredi del tutto originali.

Nel cuore di Copenhagen Bjarke Ingels Group, assieme ai paesaggisti Topotek1 e al collettivo Superflex, ha realizzato Superkilen, un parco pubblico di 30.000 mq commissionato dal Comune pensato per rappresentare al suo interno ben 57 comunità etniche. Colori diversi contraddistinguono le aree del parco dove, tra alberi e piste ciclabili, è possibile parcheggiare le bici nelle rastrelliere provenienti dalla Norvegia, o giocare a scacchi sui tavoli da gioco arrivati da Brasile e Belgio.

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Diversa ambientazione per il progetto dello studio RS+ che sul lago di Paprocany, in Polonia, interviene con un progetto di rigenerazione urbana e valorizzazione paesaggistica del lungolago. Una promenade in legno si snoda lungo la riva del lago polacco dove, con materiali diversi e adatti ai luoghi, si delineano aree pedonali, ciclabili, aree attrezzate per gli allenamenti sportivi e le attività ludiche dei più piccoli. Per le aree pedonali sono impiegate panchine e ringhiere in materiale resinoso, mentre per la palestra all’aperto sono stati utilizzati degli inerti minerali granulosi. Infine luci LED illuminano i percorsi di notte.

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Con le nuove tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili possiamo definire come arredi urbani anche alcune soluzioni green, come le pensiline fotovoltaiche per l’attesa dei bus realizzate da City Design, le postazioni urbane per l’alimentazione dei dispositivi elettronici o gli alberi eolici costituiti da microturbine al posto delle foglie.
E che questi elementi di arredo urbano siano costantemente in aggiornamento lo dimostrano anche le nuove cabine telefoniche londinesi, non più rosse ma verdissime dentro e fuori. Le nuove green cabs si chiameranno SolarBox e non conterranno più un telefono pubblico, bensì una postazione per ricaricare fino a 4 smartphone.

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Il progetto degli elementi di arredo urbano nello spazio pubblico

Gli arredi urbani puntellano le nostre città. Elementi di design o oggetti puramente funzionali, senza di essi lo spazio pubblico sarebbe più povero, spoglio e meno vivibile rispetto alle necessità dei cittadini. È questo uno dei motivi per cui il progetto della città deve avere un occhio di riguardo anche per la qualità delle sedute o il funzionamento dei dissuasori per l’ottimizzazione della viabilità.

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La progettazione dello spazio pubblico, nella città storica consolidata e in quella contemporanea di recente espansione, è costantemente oggetto di studio da parte dei progettisti, intenti a misurarsi con la frequente necessità di interventi che adeguino gli spazi urbani al gusto di chi quegli spazi li governa e li vive anche attraverso gli arredi. La stessa fruizione degli spazi aperti da parte dei cittadini può mutare e piegarsi alle scelte progettuali, e talvolta essere compromessa da lavori o elementi che non hanno risposto a precisi requisiti.
Da qui la necessità di compiere scelte lungimiranti sul futuro dei nostri quartieri e che rispondano ad un preciso progetto di immagine della città, sia che si parli di edifici che in tema di arredi urbani.

Elementi dell’arredo urbano tra tradizione e innovazione

Con il termine “arredo urbano” si indica una serie vasta e variegata di dispositivi che, dalle panchine alle buchette postali, svolgono funzioni precise all’interno dello spazio pubblico. Troppo spesso trattati come semplici oggetti da posizionare agli angoli delle strade, questi elementi possono (e devono) essere occasione di riflessione di progetto per gli architetti che hanno la possibilità di ridisegnare porzioni di città. 
Cestini, lampioni, dissuasori, persino cabine telefoniche, se ben scelti e progettati possono arricchire lo spazio cittadino anziché banalizzarlo: le cabine rosse di Londra sono un perfetto esempio di come un elemento di arredo sia diventato simbolo della città.

Nell’ultimo secolo i momenti di creatività si sono moltiplicati insieme alla necessità di comunicare informazioni ai cittadini ed ecco cartelloni pubblicitari, semafori, bacheche e tabelloni informativi a LED spuntare come funghi, talvolta seguendo fedelmente una precisa linea grafica di progetto, altre volte rispondendo ad una necessità emersa all’improvviso e velocemente risolta.

Lo spazio pubblico non è solo un grande contenitore di attività per il terziario ed il tempo libero, ma uno spazio collettivo che va attrezzato per accogliere ogni attività. Recenti interventi di rigenerazione urbana possono fornirci esempi di come si possa riprogettare l’ambiente urbano con arredi del tutto originali.

Nel cuore di Copenhagen Bjarke Ingels Group, assieme ai paesaggisti Topotek1 e al collettivo Superflex, ha realizzato Superkilen, un parco pubblico di 30.000 mq commissionato dal Comune pensato per rappresentare al suo interno ben 57 comunità etniche. Colori diversi contraddistinguono le aree del parco dove, tra alberi e piste ciclabili, è possibile parcheggiare le bici nelle rastrelliere provenienti dalla Norvegia, o giocare a scacchi sui tavoli da gioco arrivati da Brasile e Belgio.

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Diversa ambientazione per il progetto dello studio RS+ che sul lago di Paprocany, in Polonia, interviene con un progetto di rigenerazione urbana e valorizzazione paesaggistica del lungolago. Una promenade in legno si snoda lungo la riva del lago polacco dove, con materiali diversi e adatti ai luoghi, si delineano aree pedonali, ciclabili, aree attrezzate per gli allenamenti sportivi e le attività ludiche dei più piccoli. Per le aree pedonali sono impiegate panchine e ringhiere in materiale resinoso, mentre per la palestra all’aperto sono stati utilizzati degli inerti minerali granulosi. Infine luci LED illuminano i percorsi di notte.

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Con le nuove tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili possiamo definire come arredi urbani anche alcune soluzioni green, come le pensiline fotovoltaiche per l’attesa dei bus realizzate da City Design, le postazioni urbane per l’alimentazione dei dispositivi elettronici o gli alberi eolici costituiti da microturbine al posto delle foglie.
E che questi elementi di arredo urbano siano costantemente in aggiornamento lo dimostrano anche le nuove cabine telefoniche londinesi, non più rosse ma verdissime dentro e fuori. Le nuove green cabs si chiameranno SolarBox e non conterranno più un telefono pubblico, bensì una postazione per ricaricare fino a 4 smartphone.

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Un bar in pallet: tributo alla tradizione artigiana

Quando nel settembre 2013 Luca Scardulla e Federico Robbiano hanno deciso di fondare lo studio scardulla&robbiano_ArchitecturLab (llab) i due giovani si sono ispirati alle parole dell’architetto cinese Wang Shu: “Prima di essere architetto sii falegname“. È nato così non un semplice studio ma un vero e proprio laboratorio, un luogo in cui progetti di falegnameria vengono seguiti dalla fase di ideazione fino alla vera e propria realizzazione.

Fiore all’occhiello di questa architettura del “fare”, come la amano definire i due progettisti, è un locale commerciale nato dai pallet: il bar La Strega a Fidenza.

ARREDI A COSTO ZERO CON I PALLET

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Il bar in pallet: la sfida

Quello del bar La Strega è un intervento di riqualificazione volto a coniugare le esigenze funzionali dettate dalla committenza con la ricerca di una nuova qualità spaziale in un ambiente preesistente fortemente connotato da una geometria stretta e lunga. L’apparente punto debole, dato dalla conformazione planimetrica, viene trasformato nel punto di forza di un progetto che mira, attraverso la creazione di un cono visivo, ad enfatizzare la profondità dell’ambiente in cui insiste.

A tal fine una successione di nastri funzionali scandiscono lo spazio perpendicolarmente alla direzione prevalente accompagnando lo sguardo del cliente entrante verso il fondo del locale, fino alla finestra che affaccia sul cortile esterno.

I tavolini rappresentano gli elementi terminali di tali “costole” le cui doghe lignee percorrono in maniera continua pareti e soffitto discostandosene solo in specifici punti per lasciare spazio a vani luce che conferiscono ulteriore enfasi all’ambiente; i 19 mm di distanza tra una doga e l’altra (tutte di larghezza costante pari a 55 cm) fanno da supporto agli elementi di arredo, sia fissi che mobili, e donano una certa flessibilità a un progetto dominato dal rigore geometrico.

Elementi architettonici indispensabili ai fini dell’articolazione spaziale, le pareti attrezzabili acquistano così un valore anche funzionale, fondamentale per la tipologia del locale.

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Il legno dei pallet come elemento unificatore

Le tre diverse sezioni del bar (desk, stand-up e dining) vengono declinate con altrettanti linguaggi spaziali, differenti per dimensioni, funzione ed ambientazione, ma uniti da un unico filo conduttore: il legno.

L’intervento è infatti quasi interamente realizzato con il legno di recupero dei bancali, circa 70, provenienti da aziende locali: una scelta emozionale, un rifiuto dello stile industriale per sottolineare la natura artigianale dei prodotti serviti ma anche un tributo all’intero territorio, alla sua economia e alla sua sensibilità nei confronti dell’ambiente.

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Trattato in modo da conservare orgogliosamente i segni del tempo, testimonianza della natura viva del materiale, ogni elemento è stato realizzato a mano da llab, in estrema coerenza con la scelta dei progettisti di essere architetti-falegnami: dopo tutto un’opera “non si realizza con le idee, ma con le mani”. (Pablo Picasso)

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Un bar in pallet: tributo alla tradizione artigiana

Quando nel settembre 2013 Luca Scardulla e Federico Robbiano hanno deciso di fondare lo studio scardulla&robbiano_ArchitecturLab (llab) i due giovani si sono ispirati alle parole dell’architetto cinese Wang Shu: “Prima di essere architetto sii falegname“. È nato così non un semplice studio ma un vero e proprio laboratorio, un luogo in cui progetti di falegnameria vengono seguiti dalla fase di ideazione fino alla vera e propria realizzazione.

Fiore all’occhiello di questa architettura del “fare”, come la amano definire i due progettisti, è un locale commerciale nato dai pallet: il bar La Strega a Fidenza.

ARREDI A COSTO ZERO CON I PALLET

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Il bar in pallet: la sfida

Quello del bar La Strega è un intervento di riqualificazione volto a coniugare le esigenze funzionali dettate dalla committenza con la ricerca di una nuova qualità spaziale in un ambiente preesistente fortemente connotato da una geometria stretta e lunga. L’apparente punto debole, dato dalla conformazione planimetrica, viene trasformato nel punto di forza di un progetto che mira, attraverso la creazione di un cono visivo, ad enfatizzare la profondità dell’ambiente in cui insiste.

A tal fine una successione di nastri funzionali scandiscono lo spazio perpendicolarmente alla direzione prevalente accompagnando lo sguardo del cliente entrante verso il fondo del locale, fino alla finestra che affaccia sul cortile esterno.

I tavolini rappresentano gli elementi terminali di tali “costole” le cui doghe lignee percorrono in maniera continua pareti e soffitto discostandosene solo in specifici punti per lasciare spazio a vani luce che conferiscono ulteriore enfasi all’ambiente; i 19 mm di distanza tra una doga e l’altra (tutte di larghezza costante pari a 55 cm) fanno da supporto agli elementi di arredo, sia fissi che mobili, e donano una certa flessibilità a un progetto dominato dal rigore geometrico.

Elementi architettonici indispensabili ai fini dell’articolazione spaziale, le pareti attrezzabili acquistano così un valore anche funzionale, fondamentale per la tipologia del locale.

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Il legno dei pallet come elemento unificatore

Le tre diverse sezioni del bar (desk, stand-up e dining) vengono declinate con altrettanti linguaggi spaziali, differenti per dimensioni, funzione ed ambientazione, ma uniti da un unico filo conduttore: il legno.

L’intervento è infatti quasi interamente realizzato con il legno di recupero dei bancali, circa 70, provenienti da aziende locali: una scelta emozionale, un rifiuto dello stile industriale per sottolineare la natura artigianale dei prodotti serviti ma anche un tributo all’intero territorio, alla sua economia e alla sua sensibilità nei confronti dell’ambiente.

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Trattato in modo da conservare orgogliosamente i segni del tempo, testimonianza della natura viva del materiale, ogni elemento è stato realizzato a mano da llab, in estrema coerenza con la scelta dei progettisti di essere architetti-falegnami: dopo tutto un’opera “non si realizza con le idee, ma con le mani”. (Pablo Picasso)

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Concorso “Ecoidee”: lunga vita ai rifiuti!

Quando sostenibilità e creatività si incontrano non può che nascere qualcosa di speciale. Lo sanno bene gli organizzatori del concorso “Ecoidee”, che premia i talenti creativi in grado di creare pezzi di arredamento a partire dal riciclo di oggetti di scarto.

Ad organizzare il concorso è Spazio Artèt_eco, un brand che nasce per diventare un punto di incontro tra designer ed aziende, professionisti ed istituzioni avvicinandoli attraverso la creatività, l’imprenditorialità, l’arte e l’economia. Spazio Artèt_eco è stato ideato dall’Associazione culturale Arcarte Lab Creative in collaborazione con Artèteco e con il sostegno di Fondazione CON IL SUD, il cui obiettivo primario è di formare giovani, appartenenti a fasce deboli e svantaggiate, sui temi legati alla produzione di elementi di arredo di design con l’apporto di artigiani e creativi e con l’utilizzo di materiali di scarto.

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Il contest Ecoidee, organizzato da Spazio Artèt_eco è stato definito “un concorso di idee contro un concorso di colpa” perché gli oggetti che ne deriveranno non avranno contribuito ad aumentare i rifiuti, anzi avranno aiutato a sensibilizzare alla loro riduzione.

Saranno premiati i complementi di arredo e gli accessori per la casa più originali e creativi, quelli che lascino meglio trasparire il messaggio di cui sono portatori: è importante riciclare, riutilizzare e restituire una nuova vita agli oggetti di scarto. I progetti dovranno essere funzionali e versatili, di semplice esecuzione e realizzabili a basso costo, in serie.

Nel video, un esempio di riciclo creativo a partire da un contenitore di birra di nuova generazione ed una breve intervista al Prof. Riccardo Dalisi, architetto, designer e artista, al cui nel 2014 è stato assegnato il Compasso D’Oro alla carriera.

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Partecipazione e premi

La partecipazione al concorso è gratuita e non ristretta ai professionisti del settore ma aperta a ogni appassionato.

Una giuria tecnica interna, composta da architetti e docenti universitari, selezionerà entro il 15 febbraio 2016 i lavori più interessanti dal punto di vista di originalità, innovazione e tecnica.  

Con i progettisti dei lavori selezionati verranno stipulati contratti di royalties e gli oggetti considerati realizzabili verranno messi in produzione con il marchio “Spazio Artét_eco” e presentati nel 2016 ad almeno una fiera internazionale. (Salone del Mobile – Homi).

Tutti i finalisti, verranno menzionati in un comunicato stampa che sarà inoltrato alle più importanti riviste internazionali di architettura e design, a giornalisti e a molteplici canali informativi.

Per partecipare è necessario produrre 2 tavole A3 con viste quotate del modello (un’assonometria e una tavola illustrativa con render o vista prospettica) e fornire una descrizione del progetto che includa materiali e colori proposti.

Per presentare gli elaborati occorre iscriversi al sito www.arteteco.it ed inviare le tavole all’email concorsi@arteteco.it entro la chiusura del bando, prevista per il 23 Gennaio 2016.

Per saperne di più e scaricare il bando visitare la pagina Concorsi sul sito Arteteco. 

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