La nuova Direttiva UE sull’efficienza energetica degli edifici, che cosa cambia?

Il 14 Maggio 2018 è stata approvata dal Consiglio Europeo la revisione alla Direttiva UE sull’efficienza energetica degli edifici alla 2010/31/UE e l’integrazione delle misure  in materia di efficienza energetica dei prodotti. Essa fa parte del pacchetto “Energia pulita” presentato dalla Commissione il 30 novembre 2016. Il provvedimento dovrebbe essere recepito dagli Stati membri entro 20 mesi dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Troviamo tante affermazioni ovvie, ma è dubbiosa la sua applicabilità pratica e si percepisce l’odore di alcune importanti lobby.

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Alberi monumentali d’Italia, le norme regionali e il primo censimento nazionale

Norme e leggi sul censimento degli alberi monumentali

Gli alberi possiedono infinite qualità che vanno dalla mitigazione degli eventi di dissesto alle loro caratteristiche di catalizzatori contro l’inquinamento. Ci sono inoltre alberi ai quali è riconosciuto un vero e proprio status di “monumento”, così come per edifici e opere d’arte, per via del loro interesse pubblico, culturale, paesaggistico. Leggi e norme nazionali e regionali hanno introdotto il censimento di questi esemplari al fine di tutelarli.

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Messa in sicurezza di edifici e territorio: 850 milioni per i comuni

Comuni ed enti locali e i bandi per la messa in sicurezza di edifici e territorio

Novità per i Comuni che non hanno beneficiato dei fondi derivanti dal trascorso“Bando periferie”. La Legge di bilancio 2018 (agli art. 1, c.mi da 853 a 861) prevede l’avvio di un considerevole investimento per il triennio 2018-2020: saranno stanziati complessivamente di 850 milioni a favore della messa in sicurezza degli edifici e del territorio.

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Ciclisti e automobilisti: regole di convivenza tra biciclette ed automobili

Usare la bicicletta, sia nel tempo libero sia per raggiungere il posto di lavoro, è ormai una consuetudine diffusa in molte città italiane. L’utilizzo della bicicletta comporta notevoli vantaggi tra cui il miglioramento della qualità della vita e la riduzione dell’inquinamento causato dalle automobili. Tuttavia è necessario, per ciclisti ed automobilisti, conoscere le regole di civile convivenza mentre si usano i rispettivi mezzi di trasporto.

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Classificazione sismica degli edifici: le linee guida 2017

Da anni è in vigore la classificazione e certificazione energetica degli edifici che, sin dal suo arrivo, ha avuto l’obiettivo di fotografare il panorama edilizio italiano e darne una valutazione in termini di efficienza energetica e sostenibilità, anche sulla scorta dei riferimenti europei e internazionali. In seguito ad eventi catastrofici sul territorio nazionale, si è cominciato a discutere dell’opportunità di introdurre anche una certificazione sismica del costruito italiano. Lo scorso febbraio, è stato adottato il decreto con cui dal 1° marzo 2017 sono entrate in vigore le lenee guida per la certificazione sismica degli edifici su territorio italiano.

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Detrazioni fiscali 2016 per le tende a rullo

La legge di stabilità 2016 (Legge n. 208/2015) ha prorogato fino al 31 Dicembre 2016 gli incentivi previsti per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. La detrazione fiscale, nella misura del 65%, è stata estesa anche per l’acquisto e la posa di schermature solari (quali tende a rullo, pergole, frangisole, ecc…) così come già previsto dall’Ecobonus 2015.

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Contabilizzazione del calore nei condomini: entro fine anno obbligo per tutti

A seguito della direttiva 2012/27/UE recepita in Italia dal D. Lgs. 102/2014 (in seguito modificato e integrato con il decreto legislativo del Luglio 2016), scatta l’obbligo per tutti i condomini che abbiano un impianto di riscaldamento o climatizzazione centralizzato di installare dei contabilizzatori di calore per ogni unità immobiliare. Cosa fare per adeguarsi alla norma per la contabilizzazione del calore?

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Come accedere alle detrazioni fiscali per la riqualificazione di edificio e impianti

Con la Legge di Stabilità 2016 sono state aggiornate le misure economiche finalizzate al miglioramento delle prestazioni del sistema edificio-impianto mediante interventi di ristrutturazione e risparmio energetico. Riassumiamo brevemente come accedere alle detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione di edificio e impianti, la cumulabilità delle stesse e le scadenze previste.

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Legge di stabilità 2016: agevolazioni fiscali per edifici esistenti performanti

Dal 2007 ad oggi numerosi sono stati i provvedimenti legislativi che si sono succeduti per favorire misure economiche finalizzate al miglioramento delle prestazioni del sistema edificio-impianto mediante interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica. Vediamo quali sono le novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2016, quali sono i tipi d’interventi ammessi, le aliquote di detrazione e i limiti di spesa.

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Abbattimento barriere architettoniche: normative e criteri progettuali

La progettazione sostenibile mira a ridurre non solo gli impatti ambientali – in termini di consumo di risorse non rinnovabili e di emissioni inquinanti – ma anche a rendere fruibili gli edifici e gli spazi pubblici da parte di disabili. L’articolo approfondisce l’evoluzione normativa nazionale ed i criteri progettuali per l’eliminazione o il superamento delle barriere architettoniche.

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Contabilizzazione e termoregolazione del calore negli edifici: valutazioni economiche e criticità

Con il D.L 4 luglio 2014, n. 102  “Attuazione della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica” entro il 31 dicembre del 2016 i condomìni, e gli edifici polifunzionali, dotati di un impianto di condizionamento dell’aria centralizzato, o rifornito da una rete di teleriscaldamento, dovranno installare sistemi di contabilizzazione, di termoregolazione individuali per misurare l’effettivo consumo -di ciascuna unità immobiliare- e adottare il criterio della ripartizione dei costi in base alla norma UNI 10200/2015. In questo articolo, l’ultimo di una serie di quattro, vediamo brevemente quali sono le relative ricadute economiche e sociali.

Come effettuare la contabilizzazione del calore negli edifici

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Secondo un’indagine di Altroconsumo, benché i costi degli interventi varino in funzione dello stato degli impianti presenti, indicativamente si approssimano ai seguenti ordini di grandezza in base al numero di unità immobiliari:

  • Palazzina di 20/30 unità immobiliari: 7-8 mila euro
  • Palazzina di 30/60 unità immobiliari: 9-10 mila euro
  • Palazzina di circa 100 unità immobiliari: 11-12 mila euro

I suddetti costi sono comprensivi di: lavaggio dell’impianto di riscaldamento prima dell’installazione delle valvole, installazione di una pompa elettronica per la modulazione della potenza di circolo dell’acqua, installazione di un defangatore e di un addolcitore dell’acqua.

BONUS FISCALI E IVA AL 10%

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Fino a tutto il 2016 (L. di Stabilità 190/2014) ai condomìni spetta la detrazione per gli interventi di edilizia, eseguiti cioè sulle parti comuni, i cui lavori vengono pagati dal singolo condomino attraverso appositi bonifici con ritenuta dell’8% (prevista per i pagamenti dei lavori di ristrutturazione edilizia fiscalmente agevolati).

Per beneficiare del c.d. bonus ristrutturazioni, occorre richiedere all’Agenzia delle Entrate l’attribuzione del codice fiscale cumulativo, ottenuto sulla base delle istruzioni e i chiarimenti formulati dall’Agenzia con la risoluzione n. 74/E del 27 agosto 2015 che riguardano anche i cd. condomìni minimi (fino a otto condòmini), ma che ai fini della detrazione, sono obbligati a richiedere il codice fiscale mediante il modello AA5/6. Nella comunicazione, unica per tutti i condòmini, devono essere specificati, distintamente per ciascuno di essi: le generalità e il codice fiscale; i dati catastali delle rispettive unità immobiliari; i dati dei bonifici dei pagamenti effettuati per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio; la richiesta di considerare il condominio quale soggetto che ha effettuato gli interventi; le fatture emesse dalle ditte nei confronti dei singoli condòmini, intestate sempre al condominio.

A conti fatti è raccomandabile prevedere non solo l’installazione dei ripartitori su ciascun corpo scaldante, ma anche la sostituzione della caldaia con una a condensazione per sfruttare la detrazione fiscale del 65% entro la fine del 2015.

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In questo contesto è da valutare anche il costo per la redazione dell’APE (attestato di prestazione energetica) da parte di un un tecnico abilitato non coinvolto però nel processo di riqualificazione energetica del sistema edificio-impianto. L’APE si rende necessaria solo nei seguenti casi: quando gli interventi di riqualificazione delle prestazioni dell’impianto (o dell’involucro edilizio) determini il miglioramento di prestazione energetica di almeno una classe e quindi comporti la decadenza dell’APE, eventualmente esistente.          

Dal 2016 il vantaggio fiscale sarà ridotto al 36%, salvo proroghe dell’ultima ora. Sostituendo il generatore con uno più efficiente e inserendo un sistema di contabilizzazione di termoregolazione dell’impianto, il risparmio energetico condominiale dovrebbe attestarsi tra il 30 e il 40% che risulta doppiamente conveniente rispetto alla contabilizzazione abbinata alla termoregolazione.

Vantaggi degli interventi di efficientamento

  • Riqualificazione tecnologica della centrale termica con sistemi innovativi e conseguente rivalutazione dell’immobile.
  • Ottimizzazione del processo di produzione e di utilizzo dell’energia.
  • Risparmio energetico.
  • Autonomia di gestione del riscaldamento nelle singole unità immobiliari.
  • Maggiore sicurezza dell’intero impianto.
  • Delega al gestore del servizio di tutte le responsabilità inerenti alla centrale termica.
  • Pagamento soltanto del calore consumato.

Appare dunque evidente che i maggiori interessati agli interventi di efficientamento sono i condomini degli immobili con impianto di riscaldamento centralizzato ed in particolare quelli con centrali termiche obsolete o fuori norma.

Criticità dell’obbligo di efficientamento

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Concludiamo suggerendo la seguente riflessione in merito all’efficacia dei provvedimenti di riqualificazione energetica: quanti pensionati con 500 €/mese o lavoratori precari (la maggioranza della popolazione italiana) possono accedere ai bonus fiscali? Molti investimenti di risparmio energetico, per essere significativi devono alzare almeno di una classe prestazionale, e siccome presuppongono spese importanti (talvolta ostacolando anche l’uso dell’immobile per i lavori) non sono ammortizzabili entro la vita utile del proprietario (orizzonte inferiore ai 10 anni come previsto nell’APE, affinché essa abbia validità legale) o addirittura inaccessibili per un lavoratore precario e, in fine, improponibili alla metà dei giovani in quanto disoccupati (percentuale ai massimi storici rispetto agli occupati). All’autore pare che la legge, ancora una volta venga recepita in modo iniquo, beneficiando solo le fasce più abbienti della popolazione (agevolate pur non avendone bisogno).  

Pertanto, con gli obblighi imposti da questo nuovo D.L. verranno penalizzati in termini di comfort ancora una volta gli inquilini degli immobili più freddi e meno coibentati, mentre indiscriminatamente tutti ce ne rimetteremo in termini d’inquinamento ambientale, disattendendo paradossalmente lo scopo principale della direttiva UE sul risparmio energetico: ridurre le emissioni di CO equivalente.

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Contabilizzazione e termoregolazione del calore negli edifici: come contabilizzare?

Con il DLgs 4 luglio 2014, n. 102  Attuazione della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica” entro il 31 dicembre del 2016 i condomìni, e gli edifici polifunzionali, dotati di un impianto di condizionamento dell’aria centralizzato, o rifornito da una rete di teleriscaldamento, dovranno installare sistemi di contabilizzazione, di termoregolazione individuali per misurare l’effettivo consumo -di ciascuna unità immobiliare- e adottare il criterio della ripartizione dei costi in base alla norma UNI 10200/2015. In questo articolo, il terzo di una serie di quattro, vediamo brevemente quali sono gli aspetti tecnici della contabilizzazione del calore nei condomini.

ADEGUARE GLI IMPIANTI PER LA CONTABILIZZAZIONE E LA TERMOREGOLAZIONE

SCADENZE E SANZIONI PER CHI NON SI ADEGUA AL DLgs 102/2014

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Innanzi tutto, va segnalato che il ricorso a contatori orari e timer, molto diffuso nei vecchi impianti condominiali, non è più a norma, in quanto non conta l’effettivo calore consumato dalla singola utenza, bensì le ore di funzionamento delle pompe di circolazione, che non necessariamente sono un indicatore affidabile del consumo.

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Il tipo di contabilizzazione: diretta o indiretta

Il primo passo per la messa a norma dell’impianto è capire se sia possibile adottare un sistema di contabilizzazione diretta, o si debba ricorrere alla contabilizzazione indiretta. A tale scopo è necessario semplicemente verificare se il nostro edificio è dotato di rete di distribuzione del calore verticale a colonne montanti (edifici dai 30 anni in su) o orizzontale (edifici recenti). Nel primo caso l’unica opzione possibile è la contabilizzazione indiretta, mentre nel secondo caso è compatibile quella diretta. Il recupero dei dati registrati può essere di tre tipi, in funzione dell’entità e della raggiungibilità del condominio da gestire:

  1. lettura locale (piccoli condomini);
  2. lettura centralizzata tipo bus (villette a schiera);
  3. lettura centralizzata via radio (palazzi a sviluppo verticale).

I contatori possono essere di due tipi: ultrasonici (classe 2 EN1434, con massimo errore di misura ammesso: 2%) e meccanici (classe 3, massimo errore di misura ammesso: 3%).

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La contabilizzazione indiretta

1) Rilievo e certificazione dei corpi scaldanti installati per la determinazione di:

  • potenza termica secondo la UNI 442-2 o metodo dimensionale;
  • nuova tabella millesimale

2) Determinazione di:

  • diametro delle valvole termostatiche e dei detentori e del tipo di raccordo alle tubazioni;
  • tipo di valvole termostatiche e di sensore;
  • posizione d’installazione dei ripartitori;
  • tipo di ripartitore e di sensore;
  • curva della temperatura di mandata ai fini della precisione di regolazione e della temperatura di ritorno.

3) Calcolo dei parametri richiesti dalla UNI 10200 ai fini della ripartizione della spesa totale dei consumi energetici, secondo quanto definito dalle UNI/TS 11300.

4) Mappatura dell’impianto (codici apparecchi, nome utente, dati di programmazione etc.) da aggiornare nel caso in cui ci fossero stati interventi previ.

5) Stesura delle istruzioni per l’utilizzo dell’impianto e dei dispositivi atti alla contabilizzazione.

Contabilizzazione diretta

1) Rilievo e certificazione dei corpi scaldanti installati per la determinazione di:

  • potenza termica secondo la UNI 442-2 o metodo dimensionale;
  • nuova tabella millesimale.

2) Dimensionamento delle portate in modo da ottenere, in esercizio, valori di salto termico elevati.

3) Determinazione di:

  • diametro delle valvole termostatiche e dei detentori e tipo di raccordo alle tubazioni;
  • tipo di valvole termostatiche e di sensore;
  • curva della temperatura di mandata ai fini della precisione di regolazione e della temperatura di ritorno.

4) Calcolo dei parametri richiesti dalla UNI 10200 ai fini della ripartizione della spesa totale, secondo quanto definito dalle UNI/TS 11300.

5) Scelta del contatore di calore corretto in funzione dei valori di portate previsti.

6) Mappatura dell’impianto (codici apparecchi, nome utente, dati di programmazione etc.) da aggiornare.

7) Stesura delle istruzioni per l’utilizzo dell’impianto e dei dispositivi atti alla contabilizzazione.

Ripartitori di calore

Un ripartitore dei costi di riscaldamento è uno strumento elettronico in grado di misurare il consumo di calore del corpo scaldante sul quale è installato ed è indicato per impianti centralizzati a colonne montanti (UNI EN 834). Può essere installato solamente su corpi scaldanti con superficie accessibile nei quali è noto il rapporto tra temperatura e potenza termica, quali ad esempio i radiatori ad elementi (non pannelli a pavimento/soffitto o termoventilconvettori). I ripartitori sono di tre tipi in base alla temperatura media di esercizio da misurare sulla superficie del radiatore e alla presenza di un copriradiatore: a un sensore (>55°C), a doppio sensore >35°C) e a sensore remoto la cui unità elettronica viene installata all’esterno del copritermo.

La norma dice che in uno stesso impianto i ripartitori devono essere dello stesso modello ovvero utilizzare lo stesso principio di misura (stesso tipo di sensore e marca).  Prima di installarli è opportuno verificare se l’impianto è adibibile completamente alla ripartizione; quale tipo di sensore utilizzare. La direttiva MID 2004/22/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 31 marzo sulla precisione degli strumenti di misura obbliga il costruttore ad omologare il contatore con il nuovo marchio CE-M e secondo la EN 1434 i contatori devono essere almeno di classe 3 (errore di misura < 3%).

Dal momento che la distribuzione delle temperature non è uniforme è opportuno installare correttamente il ripartitore. Il valore ottenuto attraverso un qualsiasi ripartitore non è mai un valore assoluto, bensì un indice (%) di consumo (HCA, heat cost allocation, ovvero l’assegnazione del costo del calore) e pertanto il consumo del singolo radiatore può essere calcolato solamente rapportando il valore di HCA -letto sul ripartitore- con la somma di tutti i valori di HCA dei radiatori dell’impianto. In ultima analisi è possibile valutare il consumo riferendolo alla misura reale (diretta) di energia termica, o di combustibile. Infine, i ripartitori devono essere parametrizzati (ossia programmati ) inserendo la potenza termica (Watt) e il fattore K di contatto termico (in funzione della forma e materiale del radiatore). Entrambi i dati sono dichiarati dal fabbricante o, in mancanza delle schede tecniche, si possono calcolare in base alla UNI 10200/2015.

Principi generali di ripartizione secondo la UNI 10200

  1. Valutare le spese totali
  2. Ricavare l’energia utile totale
  3. Determinare l’energia involontaria
  4. Calcolare i millesimi di ripartizione
  5. Formulare il prospetto di spesa

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Tutte le spese relative all’impianto di riscaldamento vengono accorpate in un’unica voce (ST) e la suddivisione viene fatta in base a una quota fissa (Qf), pari a una percentuale della ST (tra il 30% e il 50%). Questa viene poi ripartita tra i condòmini in base ai millesimi di proprietà e a una quota a consumo (Qc), pari alla rimanente parte della spesa (Qc = ST – Qf); successivamente viene ripartita in parti proporzionali al consumo individuale misurato. In altri termini, dette U1, U2, …Un le unità di calore conteggiate per ciascun utente, le singole quote variabili saranno:

Qc1= Qc * U1/(U1+U2+…Un)
Qc2= Qc * U2/(U1+U2+…Un)
Qc3= Qc * U3/(U1+U2+…Un)
Qcn= Qc * Un/(U1+U2+…Un)

Osservazioni sulla convenienza del sistema e le possibili truffe

Benché l’obbligo di adeguamento al D.L. 102/2014 non sia previsto per edifici con meno di 8 condòmini  e quand’anche non fossero nemmeno tenuti ad essere gestiti da un amministratore, è raccomandabile valutare la convenienza d’installare un sistema di contabilizzazione e termoregolazione del calore per evitare di essere truffati da vicini affatto onesti.

Sottolineiamo che, nei vecchi impianti dotati di contatore, dove la ripartizione della spesa avviene in base alle ore di funzionamento delle pompe di circolazione e non all’effettiva quantità di calore consumato, la possibilità di manomettere la regolazione delle valvole di mandata dell’ACS, di alimentazione dei corpi scaldanti, facilita gli imbrogli da parte di impiantisti compiacenti.

In pratica, se un idraulico poco equo, quindi affatto professionale, apre completamente la valvola della pompa di circolazione corrispondente all’inquilino suo committente, mentre abusivamente regola a metà l’apertura di quella corrispondente agli altri appartamenti, succede che le pompe di questi ultimi devono funzionare più ore per convogliare la quantità di calore necessaria a soddisfare il bisogno termico. Orbene, poiché la ripartizione della spesa di combustibile è proporzionale alle ore di accensione, in altri termini, succede che negli appartamenti regolati con una portata ridotta anche se le valvole dei radiatori delle stanze inutilizzate vengono impostate come spente (mediante un cronotermostato programmabile) il consumo di riscaldamento non è equo in quanto viene computato a favore dell’inquilino che mantiene acceso per meno tempo l’impianto. Nei vecchi impianti centralizzati, l’iniqua ripartizione non necessariamente deve essere frutto di un’azione truffaldina: in genere l’unità immobiliare collocata più vicino alla caldaia, avendo minore caduta di pressione e anche minore superficie disperdente (tubazioni relativamente corte) richiederà meno ore di funzionamento delle pompe di circolazione, a parità di calore consumato.         

Ricadute economiche e sociali della contabilizzazione e termoregolazione del calore negli edifici            

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La contabilizzazione e termoregolazione del calore negli edifici: responsabilità, scadenze e sanzioni.

Con l’entrata in vigore del D.L 4 luglio 2014, n. 102  “Attuazione della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica”, i condomìni e gli edifici polifunzionali, dotati di un impianto di condizionamento dell’aria centralizzato, o rifornito da una rete di teleriscaldamento, sono tenuti ad installare entro il 31 dicembre del 2016 sistemi di contabilizzazione, di termoregolazione individuali per misurare l’effettivo consumo e al contempo dovranno adottare il criterio della ripartizione dei costi in base alla norma UNI 10200/2015. In questo articolo, il secondo di una serie di quattro, vediamo brevemente i soggetti responsabili, le scadenze per l’attuazione del Decreto e le eventuali sanzioni.

SISTEMI DI CONTABILIZZAZIONE E TERMOREGOLAZIONE PER GLI IMPIANTI

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Il quadro normativo dalla L.10/91

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Il concetto di contabilizzazione del calore, ovvero la misurazione dei consumi per il riscaldamento, il raffreddamento e dell’acqua calda per ciascuna unità immobiliare, viene introdotto per la prima volta con la L. 10 del 1991, già all’avanguardia all’epoca nella UE.

All’art. 26 del comma 5, la L 10/91 recitava: “Per le innovazioni relative all’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per la conseguente ripartizione degli oneri di riscaldamento in base al consumo, effettivamente registrato, l’assemblea di condominio decide a maggioranza, in deroga agli artt. 1120 e 1136 del Codice civile”.

Al comma 6, dello stesso articolo la L 10/91 recitava: “Per gli edifici di nuova costruzione, la cui concessione edilizia sia rilasciata dopo la data di entrata in vigore della presente legge, gli impianti di riscaldamento devono essere progettati e realizzati in modo tale da consentire l’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore per ogni unità immobiliare”. Insomma, la legge all’avanguardia prevedeva già l’adozione di sistemi di termoregolazione di contabilizzazione del calore sia per gli edifici esistenti che per quelli di nuova costruzione, ma senza privilegiare alcun tipo di apparecchiatura.

La L.10/91 è tutt’ora la principale fonte di riferimento, in termini gerarchici, rispetto alla serie di decreti che si sono susseguiti dal 1991 al 2014, i quali passeremo brevemente in rassegna.
Il D.P.R. 412/1993 introduce il rispetto dell’orario di accensione dell’impianto centralizzato mediante un sistema di contabilizzazione del calore, il quale diventa obbligatorio con il D.P.R. 551/1999. Il DPR 59 del 2 aprile del 2009 (art.4) introduce i seguenti concetti: adozione di contabilizzazione nel caso di mera sostituzione del generatore; obbligo di contabilizzazione in caso di ristrutturazione o d’installazione dell’impianto termico; mantenimento d’impianto centralizzato sopra alle 4 unità abitative e l’errore massimo di misura consentito dei contabilizzatori (inferiore al 5%). Il D.P.R. 59/2009 introduce l’obbligo di contabilizzazione del calore per impianti con distribuzione non equilibrata. 

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Infine, con il recente D.L. 102/2014  -dopo un periodo di politiche a favore degli impianti termoautonomi- si introduce un’alternativa più ecosostenibile nella gestione dei consumi, ovvero rendere possibile il mantenimento dei vantaggi di un impianto centralizzato e contemporaneamente la libertà di scegliere le temperature, nonché gli orari che più soddisfano le esigenze del singolo utente come avviene in un impianto termoautonomo.

Il criterio di ripartizione dei consumi

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La UNI 10200 -introdotta nel 2005, cogente con l’art. 9 del DLgs 102/2014- a giugno del 2015 sospende alcune parti dell’edizione del 2013 che avevano generato problemi interpretativi (in relazione all’applicazione della UNI EN 834 ) ed esclusione dei ripartitori aventi il fattore K (valutazione globale) non programmabile al momento dell’installazione, e diventa così il documento tecnico normativo di riferimento per l’equa ripartizione delle spese di climatizzazione invernale, di acqua calda sanitaria (ACS) in edifici condominali, a cui si aggiungono inevitabilmente anche quelle per il servizio di gestione della contabilizzazione.
Il criterio di calcolo però non contempla le spese di manutenzione straordinaria. Inoltre, la norma distingue i consumi delle singole unità immobiliari di energia termica totale in due tipi: volontari (consumo reale di combustibile fossile e di energia elettrica per ciascuna utenza) misurati mediante contatori o ripartitori di calore e involontari (dovuti alle perdite di rete e alle dispersioni dello stabile). Inoltre, ai fini del calcolo della spesa totale, il D.L. distingue i seguenti tre casi di impianti:

  1. provvisti di contabilizzazione del calore (diretta o indiretta) e di termoregolazione;
  2. provvisti esclusivamente di termoregolazione (senza contabilizzazione);
  3. sprovvisti di contabilizzazione del calore e di termoregolazione.

Vediamo brevemente le novità della nuova edizione della UNI 10200:

1) è stata cancellata la prima frase del terzo capoverso del punto 5.1.3: “I dispositivi utilizzati in caso di contabilizzazione indiretta, nella fattispecie i ripartitori, devono essere programmati in funzione delle caratteristiche e della potenza termica dei corpi scaldanti su cui vengono installati” al fine di chiarire la possibilità di utilizzo di tutte le tipologie di ripartitori;

2) è stata cancellata la frase di cui al secondo comma del punto D.1 dell’appendice D: “la programmazione dei ripartitori, ai fini del progetto dell’impianto di contabilizzazione indiretta” al fine di consentire la scelta della metodologia più opportuna come richiesto dalla UNI EN 834.

Secondo il CTI (Comitato Termotecnico Italiano) la termoregolazione senza la contabilizzazione del calore è poco utile in quanto l’utente non è motivato ad utilizzarla. E, viceversa, la contabilizzazione del calore senza la termoregolazione è ugualmente inutile perché l’utente non può regolare il proprio consumo in modo autonomo ed equo.

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Sintetizzando ai fini di una corretta gestione del servizio di contabilizzazione, il responsabile dell’impianto deve:

  • fornire agli utenti informazioni dettagliate sul funzionamento dell’impianto di contabilizzazione del calore ed istruzioni per gestire in modo consapevole l’impianto;
  • fornire agli utenti un prospetto previsionale della spesa totale per climatizzazione invernale e ACS (da fornire in caso di prima attivazione degli impianti);
  • fornire agli utenti un prospetto a consuntivo riferito ai consumi effettivamente registrati.
  • attivare le procedure di verifica della funzionalità dell’impianto di contabilizzazione e termoregolazione;
  • provvedere alla verifica dei dispositivi per la contabilizzazione e termoregolazione, in caso di consumi ritenuti anomali;
  • conservare per almeno 5 anni i consumi validati al fine di determinare il consumo storico in modo da poterli confrontare con i consumi rilevati periodicamente.

In ultima analisi, evidenziamo le seguenti criticità della norma tecnica la quale non contempla: i coefficienti correttivi in base all’orientamento dell’appartamento, rendendo così più svantaggiati quelli situati nelle zone fredde (nord e nord-est); ulteriori deroghe temporali, oltre alla prima stagione termica, dopo l’entrata in vigore dell’obbligo di adeguamento degli impianti.

Responsabilitá e sanzioni

La decisione di adeguare il condominio alle nuove disposizioni normative è in capo all’assemblea dei condomini mediante una delibera, con le maggioranze previste dal comm. 2 dell’art. 1120 del Codice Civile. L’amministratore condominiale, o un soggetto terzo, è invece tenuto a provvedere all’installazione, alla revisione dei sistemi di contabilizzazione del calore e alla termoregolazione degli impianti centralizzati di cui è legalmente responsabile. I condomini che non adeguassero il proprio immobile, entro il 31 dicembre del 2016, sarebbero soggetti a sanzioni amministrative pecuniarie da parte delle Regioni.   
In Lombardia e Piemonte, a breve, i termini di adeguamento e le sanzioni saranno allineate alle scadenze nazionali e quindi prorogate. Considerando, che i lavori vanno eseguiti nei mesi in cui le caldaie sono spente (poiché occorre svuotare d’acqua l’intero impianto e smontare tutti i caloriferi) per adeguare l’impianto al nuovo decreto, rimane ancora una sola stagione (aprile – ottobre).

Il legislatore nazionale introduce sanzioni a partire dal 2017, non solo per la mancata installazione dei dispositivi, ma anche per la ripartizione delle spese del servizio di riscaldamento non conforme a quanto previsto dalla stessa legge, che rimanda alla norma tecnica UNI 10200 e s.m.i.

Si tratta del primo caso, per quanto ci consta, di norma sanzionatoria per ipotesi di ripartizioni di spese di un servizio comune non conforme alla legge. Se al Giudice compete un controllo, di mera legittimità, sulla delibera dell’assemblea condominiale con il conseguente potere di annullare, o meno la stessa, alla Regione invece compete il potere di obbligare il trasgressore a provvedere alla regolarizzazione in termini brevi dalla contestazione immediata, o dall’avvio del procedimento sanzionatorio che può essere avviato anche su segnalazione di un qualsiasi altro terzo portatore di un interesse legittimo (inquilino).

Ai sensi dell’art. 9, comma 5, lett. d) D.Lgs 102/2014 –Criterio di ripartizione della spesa– è fatta salva la possibilità, per la prima stagione termica successiva all’installazione dei dispositivi di cui al presente comma, di suddividere  in base ai soli millesimi di proprietà. 
Ai sensi dell’articolo 9, comma 5, lettera c) ART. 16  D. Lgs 102/2014 –Sanzione per la mancata installazione– il condominio e i clienti finali che acquistano energia per un edificio polifunzionale che non provvedono ad installare adeguati sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali (in corrispondenza di ogni radiatore) sono soggetti, ciascuno, alla sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2500 euro. La disposizione di cui al primo periodo non si applica quando, da una relazione tecnica di un progettista, o di un tecnico abilitato risulta che l’installazione dei predetti sistemi non è efficiente in termini di costi. Una sanzione amministrativa di pari importo viene applicata al condominio alimentato dal teleriscaldamento, o dal tele raffreddamento, o da sistemi comuni di riscaldamento o raffreddamento, che non ripartisce le spese in conformità alle disposizioni di cui all’articolo 9 comma 5 lettera d) –Sanzione per una ripartizione non conforme a norma UNI 10200 del menzionato D.L. 
In caso di accertata violazione delle disposizioni il trasgressore e gli eventuali obbligati in solido sono diffidati a provvedere alla regolarizzazione dell’impianto condominiale, entro il termine di quarantacinque giorni dalla data della contestazione immediata, o dalla data di notificazione dell’atto di cui al comma 17.

Ci auguriamo che questa nuova disposizione non si traduca in un’ulteriore tassazione occulta per tutti coloro i quali, indipendentemente dalla loro volontà, non riusciranno ad adeguare gli impianti condominiali entro i termini stabiliti dalla legge.  

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